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Claudio Baglioni a Sanremo: un mattatore in battere e levare

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Claudio Baglioni a Sanremo

È proprio vero che, prima o poi, dal palco di Sanremo passano tutti. Tanta storia di musica italiana racconta debutti e rilanci: perché è una vetrina importante, perché la gara canora è appassionante e perché Sanremo è Sanremo. Eppure, qualche irriducibile esiste e risponde al nome di Claudio Baglioni. Lui di quel teatro non ne ha mai voluto sapere (lo ha calcato nel 1985 per ritirare il premio della Canzone d’amore del secolo – Questo piccolo grande amore – e nel 2014 come superospite). O magari, semplicemente (fuori da ogni retorica e falsa modestia), non ne ha mai avuto bisogno.

Il successo iniziato quando nell’armadio si tenevano appesi i pantaloni a zampa d’elefante ha subito qualche battuta d’arresto soltanto quando l’incidente su via della Camilluccia sembrava avergli tolto la voglia e anche un po’ di voce (lo squarcio sulla lingua fece tremare tutti). Ma Baglioni rimise insieme i pezzi e tornò con quell’Io sono qui che non fu soltanto un singolo: fu un inno, un bentornato, un nuovo inizio sulle vie dei colori. Adesso quelle vie si tingono dei toni della costiera ligure e prendono le note degli artisti di casa nostra. Dopo un triennio firmato Carlo Conti, in casa Rai hanno scelto un cambio della guardia (e un piccolo, grande taglio ai cachet stellari). Il nome di Baglioni era saltato fuori già giorni fa quando è stato rivelato che sarebbe stato proprio il cantautore romano a prendere le redini della direzione artistica. Poi un nuovo annuncio: Baglioni fa l’en plein e guadagna anche il microfono da presentatore. «Siamo onorati e felici che Baglioni abbia accettato il nostro invito. Con Claudio costruiremo un’edizione di Sanremo in cui le canzoni e le interpretazioni saranno assolute protagoniste del più grande evento dedicato alla musica italiana», ha detto il Direttore generale Rai Mario Orfeo che, non a caso, usa parole come «capitano della squadra». Non solo perché in calzoncini corti Claudio ha preso a calci per anni il pallone della Partita del cuore nella Nazionale cantanti ma perché è ancora nelle orecchie di tutti il successo “Capitani coraggiosi” che Baglioni ha spartito con Gianni Morandi. Un progetto artistico, non semplicemente un album, che ha portato in giro per l’Italia i classici dei due cantautori: Baglioni ha cantato Morandi e Morandi ha cantato Baglioni insieme ad un pubblico di tutte le età che ha riempito le arene e il cuore degli artisti.

Baglioni riprende in mano il coraggio per capitanare una squadra tutta nuova. Lui che ha tenuto concerti ovunque, persino sul terrazzo della sua casa di Centocelle a Roma, ma che non ha mai scritto il suo nome tra i concorrenti del Festival, nel 2018 vestirà i panni di mattatore. E mentre i baglioniani premeditano le ferie per dedicarsi anima e corpo alle giornate sanremesi, non mancano le frecciatine di quanti, ad esempio, se la prendono con le “solite scelte all’italiana” di pescare figure di dubbia professionalità laddove, invece, si potrebbero ingaggiare esperti di settore. Ovvero: perché non mettere alla conduzione un presentatore invece di un cantante? E sì che gli strumenti del mestiere sono simili ma un microfono non può valere un altro. Quando si è dato il via al toto-nomi, dal cilindro sono venuti fuori anche attori e intrattenitori. Poi, la scelta di Baglioni. Ma non sarebbe il Festival senza una buona dose di polemiche e pregiudizi. Le passate 67 edizioni non sono mai durate soltanto cinque giorni: l’attesa da sabato del villaggio ha sempre reso una semplice gara canora uno degli eventi più attesi del piccolo schermo.

Eppure Baglioni non sarebbe proprio alle prime armi davanti ad una telecamera: è vero che è l’uomo delle storie da cantare e delle pagine da riempire nottetempo quando un motivo ha bisogno di essere messo tra le righe. Ma Baglioni è anche l’uomo dei grandi spettacoli: i suoi concerti, d’altronde, mettono in scena performance che coniugano la musica con il verbo dell’arte. È l’uomo che c’ha sempre messo il cuore, e non solo nelle partite di beneficenza. Ce l’ha sempre messo, in battere e levare. E adesso nuovo palco, nuova strada, nuovo viaggio della vita.

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