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Biscardi, addio al pornogiornalista dello sport

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Aldo Biscardi

Qualche settimana fa era stato divertente (e anche un po’ inquietante) scoprire che in tv circola liberamente un Processo di Biscardi senza Biscardi. E’ un po’ come se il Maurizio Costanzo Show fosse condotto da Pippo Baudo. Quella visione, per certi versi extraterrestre, era però la conferma che le voci sullo stato di salute precario del giornalista molisano erano vere.

Aldo Biscardi è morto oggi all’età di 86 anni. E’ stato un ottimo cronista e scrittore, prima al Mattino e poi a Paese Sera. Ma la sua fama è esplosa subito dopo il suo ingresso in Rai, nel 1979. Ha impiegato pochissimo a mettere il suo marchio su quello che è l’evento professionale più importante della sua lunga carriera. Già nel 1983, infatti, si impossessa del Processo del Lunedì, da lui ideato nel 1980 ma condotto prima da Enrico Ameri e poi da Marino Bartoletti. Il suo stile inconfondibile entra fin da subito nelle case degli italiani innamorati e malati di pallone. Uno stile discutibile, lontano anni luce dal cosiddetto racconto sportivo che per anni aveva contraddistinto un certo tipo di giornalismo scritto e parlato, per certi versi più vicino alla letteratura che agli slogan lanciati solitamente negli stadi.

Per decenni Biscardi è stato il simbolo del giornalismo urlato e (s)gridato, con la consapevole complicità di ospiti fissi, talvolta anche di alto spessore morale e intellettuale, che nel cabaret dell’Aldo nazionale avevano trovato una loro insospettabile dimensione, tanto da renderli più famosi di quanto, con le loro rispettive carriere, avrebbero mai sognato di diventare.
Epica, nel 1993, rimane la telefonata in diretta di un Silvio Berlusconi ormai prossimo a fare il suo ingresso trionfante in Parlamento. Il cavaliere bacchettò acidamente il conduttore del programma, che aveva osato porre l’attenzione – così riportano le cronache del tempo – sulle sue deposizioni spontanee rese al giudice nell’ambito dell’indagine sull’applicazione della legge Mammì, e poi ancora sullo strano modo con cui era strato trattato il problema dell’assegnazione delle frequenze per il Giro d’Italia. Berlusconi, come poi, negli anni successivi, continuerà a fare con i vari Santoro, Luttazzi, Floris e tanti altri lavoratori del servizio pubblico, accusò Biscardi di dire falsità, scatenando la reazione piccata dello stesso conduttore del Processo che con una frase secca, sintetizzò un modus operandi del futuro presidente del Consiglio che poi si sarebbe perfezionato sempre di più: «Evidentemente per lei il pluralismo è un optional».

Nel 1993, Biscardi lascia la Rai per approdare a Tele+, primo canale italiano a pagamento. Cambierà il nome del programma, modificando la parola “lunedì” con il suo cognome. Nel 1996 trasferirà quindi il suo carrozzone su Telemontecarlo, poi La7, diventando direttore della testata giornalistica sportiva. Vi resterà fino al 2006, anno in cui verrà coinvolto nello scandalo denominato Calciopoli. Passerà infine su 7 Gold.
Gian Paolo Ormezzano, suo ospite fisso da Torino nei primissimi anni del Processo fino a uno storico abbandono della trasmissione in diretta, ha scritto che «Biscardi è arrivato troppo presto, con l’aiuto di quella strega chiamata Audience, al di sopra del bene e del male… embrionalmente il suo Processo poteva anche contenere le caratteristiche di un doveroso atto di accusa, sia pure attraverso il finto scoop con maquillage e se necessario il pettegolezzo forte e volgare, poteva anche diventare la Grande Inquisizione dello sport, e pazienza per l’umiliazione del congiuntivo e la pronuncia dialettale non solo sua, ma di un po’ tutti, a cominciare dalla mia grevemente piemontese. Ma forse è stato il successo stesso a vietare una, come dire, mobilitazione e nobilitazione del programma in senso didascalico, se non anche didattico, e a dirottarlo invece nel pecoreccio».
Che piaccia o no, Aldo Biscardi ha stravolto il modo di trattare il calcio, anticipando l’avvento di un linguaggio – e quindi di uno stile giornalistico – pornografico (sempre per citare Ormezzano) che con il predominio delle Tv e di Internet a discapito della carta stampata, ha finito per impossessarsi definitivamente del territorio. Un metodo criticabile, più a suo agio nel mondo del trash che in quello del racconto televisivo chiaro e pacato, che però evidenzia i cambiamenti culturali del popolo italiano, e non solo quello sportivo. Un metodo poco edificante che, però, ha fatto scuola, tanto da essere ancora oggi imitato e copiato con orgoglio dalla nuova leva dei giornalisti-conduttori tv, che, evidentemente, in altri modi non saprebbero esprimersi.
Dunque, per dirla alla Biscardi, «non parlate tutti insieme, al massimo due o tre alla volta».

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