Home Musica A “Tale e quale show” ci sono gli Skunk Anansie

A “Tale e quale show” ci sono gli Skunk Anansie

La band capitanata da Skin suonerà in una Cosenza sempre pronta a polemiche e sorprese così come a riempire la piazza

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Dopo il ponte di Calatrava, lo stadio nuovo e l’invenzione dei sensi di marcia interscambiabili e in continuo movimento, a Cosenza stanno per arrivare addirittura gli Skunk Anansie. Roba da sfregarsi le mani e fiondarsi ogni tre secondi su Facebook per farlo sapere al mondo intero con un post dopo l’altro, anche a quel mondo che spesso confonde Cosenza con Potenza. Cioè, ricapitolando: in una piccola realtà di provincia del Sud Italia, anzi della Calabria (che per certi versi fa più dramma), è pronta a sbarcare una delle rock band più famose, insieme alla sua inconfondibile leader Skin che un paio di anni fa (dicono quelli che possono permettersi l’abbonamento a Sky anche se vivono in Calabria) ha fatto il giudice persino a X Factor. Un po’ in declino, è vero, ma pur sempre Skin, un personaggio assoluto, una splendida 50enne con tanto di pelata alla Allan Baclet (bomber ritrovato del Cosenza calcio che – al maschile, sia chiaro – la ricorda pure). Un po’ come se a Botricello (senza nulla togliere a Botricello) per il concertone in piazza chiamassero i Pooh. Cose serie quindi.

Skin Skunk Anansie
Skin (Roberta Giarrusso) a Tale e quale show

Un colpo magico ed elettorale al punto giusto per il sindaco Mario Occhiuto, sempre più in odore di santità per i suoi aficionados. E come capita nelle migliori città di provincia, ad allietare i giorni che precedono il Natale non mancano le polemiche per una scelta fantasmagorica che, indubbiamente, richiederà alla comunità uno sforzo economico non indifferente. Se ne parla e si sputa veleno persino su quei poveri geni incompresi della comunicazione comunale, che qualche tempo fa avevano voluto far sapere al pubblico cosentino di Raiuno e Teleuropa Network, che la cannabis ti devasta il cervello, non immaginando minimamente che, nel frattempo, il loro capo stava per portare la cannabis proprio sul palco di piazza dei Bruzi (in senso lato, sia chiaro: la Skunk – che è la prima parola del nome del gruppo britannico in questione – è una varietà di cannabis, mannaggia). Passerà nel dimenticatoio anche questa, ne siamo certi, perché ciò che conta è lo spumante e i baci e gli abbracci di fine anno. E pure il ponte di Calatrava, che in questo caso c’entra poco ma metterlo nei discorsi fa sempre scena. L’altro quesito avanzato in queste ore riguarda le casalinghe bruzie (che guardano anche loro Raiuno e Tale quale Show di Carlo Conti senza avere la più minima idea di chi sia quel David Bowie interpretato da quell’altro presunto vip che non mi ricordo mai come si chiama… ma chi se ne frega!) che non avranno, dicono quelli che mangiano i bambini, molti stimoli a scendere in piazza per saltare al ritmo delle dure e pesanti note dei Cannabis Anansie. Vero, forse, però, anche no. Nel senso che a Capodanno i cosentini, amici e nemici di Occhiuto (questi ultimi magari ben incappucciati per non farsi riconoscere tra la folla), specie negli ultimi anni e alla fine del discorso, hanno dimostrano di non interessarsi più di tanto alla star del giorno. Che siano i Litfiba, De Gregori, Mario Gualtieri o Alvar Soler che canta due canzoncine orecchiabili e poi va via senza salutare (manco fosse David Bowie), poco conta. Non è essenziale dare al mondo in crisi che ci guarda (stupito) un’impronta ideologica della nostra realtà, una linea coerente così come accadeva negli anni di Giacomo Mancini prima e Eva Catizone (nella sua versione di combattente di sinistra) dopo, quando ogni festa di San Silvestro, con conseguente scelta del super ospite da regalare alla folla, corrispondeva a un messaggio politico e sociale da lanciare. Forse nel vuoto, ma pur sempre da lanciare, per far comprendere che anche in una piccola realtà di provincia del Sud, anzi della Calabria, c’è qualcuno che pensa con criterio. Insomma, tutto aveva un suo filo logico ed era più o meno collegato a ciò che era accaduto dodici mesi prima.

Oggi, i tempi sono cambiati. Può capitare che chi si dice d’accordo con lo spot dell’amministrazione comunale contro l’uso della cannabis, poi lo trovi a pipparsi l’universo nei bagni di qualche locale notturno. Può capitare che una donna come Skin (che ha dichiarato candidamente di andare a letto sia con i maschietti che con le femminucce) serva a dar manforte a un progetto politico di un uomo che ha negato il patrocinio a un Gay pride in città. Ogni ingrediente è mescolato, è buttato a casaccio nel pentolone gigante e ingombrante, finendo per diventare una cosa sola. E se la casalinga bruzia balla sotto il palco senza sapere chi diavolo siano quei tipi che urlano come dannati in una lingua a lei incomprensibile, se certi compagni si coprono di sciarpe rosse e kefieh fino alle orecchie per evitare che qualche compagno (finito per errore da quelle parti) li scopra a cantare a squarciagola le canzoni di Skin, bisogna dire grazie solo e soltanto al primo cittadino Mario Occhiuto, il Carlo Conti di Cosenza che alla fine della storia unisce sempre tutti, belli e brutti, alti e bassi, fascisti e comunisti. E allora che la gioia abbia inizio, benvenuti nel Tale e quale show di provincia dove persino Patty Smith, Lou Reed e Bob Dylan possono essere alla portata di tutti.

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