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Sanremo, la buona notizia e’ che Baglioni non e’ renziano

Abbiamo dato le pagelle che nessun vuol dirvi (e senza aver ascoltato le loro canzoni) ai big del prossimo Festival. Berlusconi non avrebbe fatto meglio

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baglioni sanremo

La cattiva notizia è che si avvicina il Festival di Sanremo e per smaltirlo come si deve non ci si potrà neanche buttare a capofitto sulle partite dell’Italia ai Mondiali.
La buona notizia è che il nuovo capo del Festival di Sanremo non è renziano. Nel senso che invece di rottamare (o fingere di farlo), Claudio Baglioni ha deciso di riciclare chi è già in età di pensione da almeno una decina di anni. Sarà un’arma vincente?
Noi abbiamo provato a dare i voti ai big in gara nel 2018, senza conoscere nulla delle loro canzoni, perché altrimenti sarebbe stato troppo semplice. Ci siamo basati solo sui titoli e sui nomi di chi porta quelle canzoni.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, voto 143: come gli anni dei due cantanti messi insieme. Chi confidava sul fatto che i Pooh avessero realmente appeso scarpe, tastiere e chitarre al chiodo è rimasto scioccato di fronte a quest’ennesima risurrezione a metà di uno dei gruppi più longevi della storia della musica italiana. La canzone che portano si chiama “Il segreto del tempo” e già ce li immaginiamo scalare le classifiche di vendita delle case di cura più conosciute del pianeta.

Red Canzian, voto 209: che è il totale dei sui anni aggiunti a quelli di Facchinetti e Fogli. Canta “Ognuno ha il suo racconto”, un titolo che già si preannuncia in duro contrasto ideologico e politico con il percorso artistico dei suoi colleghi-amici. Anche lui, da ex Pooh, non poteva far mancare la sua fondamentale presenza sul palco dell’Ariston e a questo punto sorge il dubbio che Dodi Battaglia e Stefano D’Orazio abbiano preso troppo sul serio l’annuncio di fine attività della band. Confidiamo in una chiamata di Baglioni in extremis per farli suonare almeno come super ospiti.

Nina Zilli, voto 6,5: Considerando talento e simpatia, meriterebbe molto di più, ma il fatto che sia costretta abbastanza spesso (è la quarta partecipazione al Festival in otto anni) a tornare dalle parti di Sanremo per far valere i propri diritti di cantante, rivela qualche difficoltà di troppo ad imporsi sul mercato come meriterebbe. E il titolo della sua canzone (“Senza appartenere”) ne è la riprova.

The Kolors, voto 144: Lui, Antonio Stash, il frontman (che di cognome fa anche Fiordispino ma Fiordispino è brutto mentre lui no), è bellissimo come lo era Simon Le Bon negli anni ottanta e ha un ciuffo e un visino proprio da bonazzo. E poi, come si muove sul palco lui nemmeno i Pooh al massimo della loro forma psicofisica. Inoltre, si veste proprio benissimo, da questo punto di vista lui e i gli altri componenti della band sono avanti almeno di vent’anni rispetto ai Pooh al picco massimo della loro forma psico-motoria. Per il resto (e per il resto ci riferiamo alla musica) meglio lasciar perdere, dai. Cantano in inglese e vogliono avere successo in un Paese che parla e capisce a fatica l’italiano. E lo fanno anche male, mica come Elisa e Sabrina Salerno. Tra l’altro dicevano di non voler cantare mai in italiano perché loro sono avanti e cosa diavolo sono ‘ste lingue da vecchi. E infatti si presentano al Festival della canzone italiana. Auguri e figli bonazzi.

Diodato e Roy Paci, voto 5: Sono bravi, ma a parte qualche concerto (di Roy Paci) e alcune solari apparizioni in tv (di Roy Paci), di loro si ricorda poco e niente. Sarà la volta buona per svoltare? Certo, se la canzone merita, i duetti possono anche regalare un discreto successo momentaneo. Poi, però, quando ci si divide, se non si ha altro da offrire al popolo, restano vuoto e solitudine. Anche se la love story di Diodato con la giudice di XFactor Levante, potrebbe alzare lo share durante l’esibizione. Cantano “Adesso” ma il brano a Sanremo sarà comunque un inedito.

Mario Biondi, voto 9: Bello, alto, bravo, voce potente e penetrante. Ma sembra di ascoltare sempre la stessa canzone. Canta “Rivederti”…appunto.

Luca Barbarossa, voto 6: Cioè, rivedere il bomber della Nazionale cantanti a Sanremo ti fa venire in mente subito “Portami a ballare” e quel tipo di melodie lì. Poi, però, leggi il titolo della canzone che presenta (“Passame er sale”) e inizi a sperare che almeno a lui, al contrario dei vari Bersani, D’Alema e Prodi presenti in gara, abbia deciso di prendersi poco sul serio. Lo speriamo con tutto il cuore.

Lo Stato Sociale, voto 1: È un po’ come se Berlusconi e Maria Elena Boschi venissero invitati al compleanno di Marco Travaglio. La loro musica è lontana anni luce dal Festival di Sanremo vecchio e nuovo, ma nella storia dello stesso Festival sono capitate anche vicende così. Tra un Al Bano, un Toto Cutugno e un Claudio Villa, si inserisce spesso qualcosa di incomprensibile per quel mondo abituato ad avere i brividi per le canzoni di Al Bano, Toto Cutugno e Claudio Villa. Nel recente passato una cosa del genere è accaduta con Elio e le Storie Tese, che hanno dimostrato come si possa tranquillamente partecipare a un serissimo evento nazional popolare come se si andasse in vacanza. Titolo della canzone dello Stato sociale: “Una vita in vacanza”.

Annalisa, voto 10: Come Nina Zilli (che ha qualche anno in più di lei) può definirsi la veterana del Sanremo moderno. Quattro le sue partecipazioni dal 2012 a oggi, e pensare che è diventata famosa nel 2010 grazie ad “Amici” di Maria De Filippi. Se continua così, visto che ha appena 32 anni, può tranquillamente battere il record di presenze detenuto da Al Bano, Milva, Peppino di Capri e Toto Cutugno, fermi a quota 15. Canta “Il mondo prima di te” e può darsi che si riferisca proprio ai suoi concorrenti del passato.

Giovanni Caccamo, voto 10: Musicalmente parlando esiste da tre anni e questo è il terzo anno consecutivo che partecipa al Festival di Sanremo. Come Al Bano e i Pooh su quel palco può fare grandi cose. Proprio per questo canterà “Eterno”.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo, voto 1: Se si esibissero insieme al Premio Tenco meriterebbero un bel 10 in pagella. A Sanremo valgono 1. Non per colpa loro, sia chiaro, ma per il contesto. Fanno musica impegnata e troppo altolocata per chi generalmente è abituato a guardare “Ballando con le Stelle”. Per stare lì in mezzo servirà “Il coraggio di ogni giorno” (titolo della loro canzone). E forse anche qualcosa di più.

Ornella Vanoni, Bulgaro e Pacifico, voto 2: Una stella della musica italiana di 80 anni accanto a due ottimi autori. La loro performance sarà più che altro di sensazione. Standing ovation assicurata anche se decidessero a sorpresa di cantare “Mila e Shiro” di Cristina D’Avena invece di “Imparare ad amarsi”.

Renzo Rubino, voto 4: giovane cantautore tarantino di grandi qualità mai del tutto compreso. Anche per questo ci riprova con “Custodire”.

Noemi, voto 5: Ritorna a Sanremo con “Non smettere mai di cercarmi”. Vale tanto ma l’Ariston non l’ha mai valorizzata del tutto. Nel 2012 aveva probabilmente la canzone migliore (“Sono solo parole”) ma arrivò soltanto terza.

Ermal Meta e Fabrizio Moro, voto 6: Ritornano nella città dei fiori a distanza di un anno, stavolta in coppia. Come Facchinetti e Fogli, solo che loro sono più giovani e nelle canzoni che scrivono qualcosina in più del nulla riescono anche a dirla. Canteranno con gli occhi fissi verso la platea “Non mi avete fatto niente”.

Le Vibrazioni, voto 11: A grande richiesta (?) quelli di “Immensamente Giulia” si riuniscono (perché si erano separati?) per donare, in prima serata, al pubblico italiano una grande performance. In realtà non ce n’era un gran bisogno, ma è vero anche che c’è di peggio nel mondo, come per esempio i gruppi italiani che si riuniscono dopo essersi separati. Cantano “Così sbagliato”. Nulla da eccepire.

Ron, voto 12: È uno di quei cantanti di cui non sai mai cosa dire. Bravo, dal passato importante (ha 64 anni) e dal presente abbastanza innocuo (ha 64 anni). Però è Ron, e Ron a Sanremo ci sta, anche tra 100 anni. Canta “Almeno pensami”, se la mia canzone non vende.

Max Gazzè, voto 2: Riappare anche lui in un posto che non gli appartiene. Ma pazienza, in mezzo a tanti Pooh, è bello sapere che esiste anche uno spazio per respirare musica sofisticata e ironica. Canta “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”.

Decibel, voto 8: Torna il gruppo di quando Enrico Ruggeri aveva i capelli e gli occhiali bianchi. Stiamo parlando, quindi, del 1977, 40 anni fa. Faranno un rock duro e leggero al tempo stesso e la loro canzone si chiama “Fuori dal tempo” che pare sia già entrata in competizione con “Il segreto del tempo” di Facchinetti e Fogli. Probabilmente, tra i due contendenti, a spuntarla sarà la vecchiaia.

Elio e le Storie Tese, voto 2,5: Più o meno come i Pooh, Antonio Cassano e Matteo Renzi (dopo la sconfitta al referendum costituzionale), hanno deciso di ritirarsi dalle scene. E proprio per questo saranno al Festival con “Arrivederci”. Sono forse gli unici fuoriclasse della competizione. Se stavolta vincono, l’anno prossimo ritorna Pippo Baudo alla conduzione.

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