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Quanta attesa per Coco ma ne e’ valsa la pena

Disney e Pixar raccontano la storia di Miguel e del días de muertos attraverso colori stupendi e animazioni di alto livello

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Coco

Ho atteso l’uscita di Coco dalla prima volta che ho visto il trailer, circa nove mesi fa e devo dire la verità è stato il “prossimamente” più lungo della mia vita. L’ho atteso come i bambini attendono i doni a Natale, senza visualizzare anteprime o streaming in lingua originale. No. Bisogna seguire la prassi: uscita stabilita, grande schermo e pop corn.
Il regista, Lee Unkrich, è lo stesso di Toy Story 2 e 3, Monster & Co, Alla ricerca di Nemo, prodotto dalla Pixar Animation Studios per chi non la conoscesse, ma ne dubito fortemente, è la casa che ha sfornato Wall E, Up, The Brave che nulla toglie ai colossi della Warner Bros e della Disney prima che nel lontano 2006 l’inglobasse… E pensare che Steve Jobs ha sborsato così tanti quattrini per darle la libertà che meritava dalla Lucas Film del noto George Lucas… Sembra arabo? Conoscete, che ne so, Indiana Jones, Star Wars o i fantastici giochi The Secret of Monkey Island o Day of the tentacle, giochi in cui bisogna ricercare cose conditi da una forte vena umoristica? Bene, immagino le facce perplesse e qui la domanda nasce spontanea: ma dove e come siete cresciuti? O forse dovrei pensarla al contrario?
Vabbè chiusa la parentesi in cui mi spaccio a maestrina, voglio parlare di Coco, fantastico film (Clicca qui per visitare la pagina Fb ufficiale).
Devo aprire un’altra parentesi il lungometraggio è anticipato da uno short di Frozen – Le avventure di Olaf. Disegni fatti bene, grafica uguale, voci acute nei canti tanto da frantumare bicchieri. Peccato che non m’interessasse assolutamente vederlo, anche perché, al contrario di molti, a me Frozen non è piaciuto affatto. Però è Natale, sono buona e costretta a vederlo. Ma per i fan, sicuramente questo corto è un valore aggiunto, per esempio la vicina seduta accanto a me aveva portato persino un pupazzo di Olaf a far vedere il corto.

Coco è un’opera a 360 gradi, studiata nei minimi dettagli come le ambientazioni, i personaggi, gli usi e costumi del luogo. Unkrich e alcuni membri della produzione sono andati molte volte in Messico per poterne studiare la cultura e trasportarla finemente nel film. Cosa che devo dire è riuscita magistralmente. E si nota in ogni segno, movenza, tratto espressivo e fisiognomico, in ogni campitura di colore.
Il colore, qualcosa di fantastico. Le mie papille o in questo caso pupille esaltavano per la brillantezza dei colori utilizzati soprattutto negli animali guida, gli alebrije; e quelli caldi, pieni e vividi che si assaporano per tutta la durata del film. Caldi come il Messico. Sono bastati solo quelli per tenermi incollata allo schermo.
In Coco riviviamo la cultura messicana del días de muertos, festa molto sentita che si celebra tra il 31 ottobre e il 2 novembre. In quei giorni vengono allestiti dei veri e propri altari con sopra fotografie, oggetti appartenuti ai defunti e piatti tipici; tappeti di petali di calendula vengono sparsi per indicare la via di casa perché solo in questi giorni i morti possono far ritorno. Ed è intorno a questa tradizione che si svolge tutto il film. Miguel un bambino di circa 10 anni ha come grande sogno quello di diventare un cantautore di fama mondiale, proprio come il suo beniamino, nonché concittadino, Ernesto De la Cruz. Peccato che l’argomento per la sua famiglia è tabù e questo perché, generazioni prima, la matriarca venne abbandonata dal marito per inseguire il sogno di diventare un cantate di successo. Come già era segnato per tutti i componenti della famiglia, anche a lui spettava un futuro da calzolaio. Nella notte dei morti la città in piena festa, organizza un contest musicale al quale Miguel decide di partecipare ormai convinto della sua vera vocazione. Solo che non ha uno strumento e decide di “prenderlo in prestito” dalla tomba del cantante famoso. Ma rubare ai morti è peccato, ancora di più nel giorno a loro dedicato, così il ragazzino viene catapultato nel mondo dei defunti, dove incontrerà i suoi antenati.
La morale di questo film è davvero alta, anzi perdono, non morale (perché non si tratta di una favola), riformulo: l’insegnamento di questo film è alto. Niente è come sembra, l’apparenza come sempre inganna; esistono diversi tipi di cattiveria, chi cattivo c’è diventato a causa delle ferite inflitte dalla vita, chi ci sguazza per bassi valori; non bisogna credere che il sogno, a qualsiasi costo, debba essere raggiunto, se no il sogno stesso perde di significato e intensità; niente è più importante di coloro che ami e la pienezza della vita e della morte è data dall’unione sacra del valore della famiglia.
Questo lungometraggio animato lo consiglio vivamente. E’ un forte stimolo per i bambini ad affrontare il tema delicato della morte e dei sogni mentre agli adulti spiega l’importanza di stare vicino ai propri figli nelle scelte della vita.

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