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Ho visto Brunori all’estero

Il racconto semiserio di una serata di musica e parole calabresi (condivise e applaudite) in terra salviniana.

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Brunori mantova

Ho visto Brunori all’estero. Precisamente a Mantova. L’ho visto suonare, cantare e parlare. Mi trovavo a pochi passi dal “Teatro Sociale” di piazza Felice Cavallotti che è bello, molto bello ma meno bello del “Rendano” di Cosenza, che è bello, bellissimo e caratteristico, col suo castello antico con ascensore moderno incorporato a svettargli sulla testa e un centro storico a crollargli intorno.
Sono entrato, ho pagato. C’era confusione. Mi hanno chiuso nel loggione numero 14. Ho atteso Brunori guardando il teatro riempirsi di giovani, vecchi e bambini. Tutti mantovani, credo. Sì, perché c’ho provato con tutto me stesso a cercare una faccia amica, nemica o anche neutra, ma niente di niente. A un certo punto, da buon cosentino medio, provinciale, tifoso dei lupi e fiero di tifare solo lupi, ho iniziato a guardare ogni singolo volto di ogni singolo individuo straniero-nordico-mantovano presente in sala, studiandomelo bene bene. Osservavo e pensavo che ero lì accanto a tutti questi nordici entusiasti e ordinati, per vedere, ammirare e applaudire un calabrese-cosentino medio di talento, uno che non nasconde le sue paure, la sua pancia, la sua cadenza e la sua calabresità. Non la nasconde e la maledice con ironia e terribile serietà mascherata da sberleffo. Ascoltavo il mio conterraneo medio di talento e guardavo il pubblico ridere di gusto delle stesse cose di cui ridevo io. Risate forse giunte sui nostri volti attraverso tragitti, amarezze e preconcetti diversi, ma sempre di risate di gusto si è trattato. E poi ho visto l’emozione che Brunori, con arte e maestria innata, sa tirar fuori dalla pancia (sempre lei) della gente al momento giusto. Il suo concerto gaberiano sull’incertezza, Dario Sas lo ha iniziato con un tendone illuminato da tre volti occhialuti e barbuti, ognuno dei quali rappresenta i lati più comici e incisivi della sua anima: l’intelletto, il sentimento e la panza.

“Secondo me”, eseguita al piano, ha aperto le danze di una serata piacevole, ricca di spunti, di luci ad effetto, battute che Zelig se le sogna la notte e pensieri profondi come il mare. Quel mare che Brunori guarda con sospetto, tanto da confessare di aver paura degli squali, quelli che non ti fanno nuotare fino a largo anche quando di braccia e di fiato ne avresti a volontà. Squali pericolosi, che se ti fai i fatti tuoi, non ti fanno niente, perché tanto si ammazzano fra loro. E che il mare che usano per i loro affari e per i loro delitti sia lo stesso nel quale sei cresciuto, poco importa.
Brunori, come al solito, ha fatto Brunori. Senza eccessi e giri di parole. Ha fatto il cosentino e si è preso la platea come un piatto di lasagne al quale fai fatica a dire no. Si è chiesto come mai dopo aver scritto una canzone contro la Rai, la Rai lo abbia chiamato per condurre un programma. E ancora, si è chiesto come sia stato possibile che dopo aver deriso in un suo testo la Festa del Primo maggio, il Primo maggio lo abbia fatto suonare sul suo palco. Poi scrive “L’uomo nero” e Salvini non lo degna neanche di una telefonata. Stranezze dell’esistenza umana a cui sono seguiti i soliti immancabili applausi padani.

brunori teatro sold out
Le date del tour della Brunori Sas nei teatri italiani

Poi, a un tratto, è finito tutto. Sono uscito dal mio loggione caldo numero 14 e nell’androne d’ingresso del “Teatro Sociale” di Mantova ho visto con i miei occhi il banchetto di Brunori pieno di magliette e cd essere preso d’assalto dal popolo del nord. E lì, non mi vergogno a dirlo, è scattato in me un banalissimo ma incisivo moto d’orgoglio. Come se tutta quella roba, appartenesse un po’ anche a me. Mi sono sentito scemo, retorico, ovvio e medio perché, proprio in quel momento, anche se solo per pochi secondi, ammetto di aver ragionato da uomo semplice. Sì, ho pensato che, nonostante Salvini, se vali qualcosa e al tempo stesso sei un calabrese medio magari pure con la panza, per essere apprezzato veramente devi andare fuori, il più lontano possibile da casa tua. Devi andare a casa loro. Perché a casa tua, spesso, se provi a nuotare a largo anche quando il mare è in tempesta, vieni osteggiato, invidiato e isolato. A meno che tu non sia un amico dell’amico degli squali. Quelli grossi però.

la foto di copertina è di stefania lecce

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