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Mdlsx e’ Silvia Calderoni. Mdlsx e’ un noi

Lo spettacolo dei Motus vede in scena una Silvia Calderoni transindividuale: le sue trasformazioni diventano il nostro corpo infinito

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Mdlsx

Un dj/vj set, una playlist che è viaggio biografico ed emotivo, video costituiti da brandelli di passato e scarti, un corpo che si trasforma, conturba, supera i propri confini biologici e si fa simbolo, un testo che è una moltitudine di testi da Middlesex di Jeffrey Eugenides, a Gender Trouble e Undoing Gender di Judith Butler, da A Cyborg Manifesto di Donna Haraway fino al Manifesto Contra-sexual di Paul B. Preciado.
Tutto questo e molto altro è Mdlsx.

Mdlsx è la regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, è la drammaturgia di Daniela Nicolò e Silvia Calderoni prodotta da Motus. Mdlsx è la performance di Silvia Calderoni, il suo corpo, il viaggio nei frammenti della sua biografia. È il suo pubblico. Sono le pareti di un teatro che diventano così molli da piegarsi come la schiena di Silvia. È una bolla di corpi che risuonano e che non smettono di incidersi fra loro.
Mdlsx è il teatro che si fa rappresentazione del transindividuale.
Il luogo connettivo della relazione di relazioni. Il luogo in cui il soggetto si situa sul bordo della relazione interna (individuazione psichica) fra sé e le proprie cariche potenziali e di quella esterna (individuazione collettiva) in cui il proprio corpo inizia a risuonare con gli altri corpi.

Perché transindividuale è il luogo in cui i corpi non vengono a subire differenziazioni in base alle proprie caratteristiche e qualità biologiche, naturali, sostanziali, ma per le infinite condotte e messe in atto delle potenzialità, amplificate o meno, all’interno del sistema dinamico relazionale. Mdlsx è il transindividuale.
Una performance che mostra la strada verso un’umanità che possa andare al di là di se stessa e dei propri confini, possa sentirsi chiamata a realizzare pienamente il proprio potenziale senza essere relegata entro bordi e spazi che la comprimano.
Il corpo di Silvia Calderoni sembra aver espresso pienamente questo: si è trasformato, è andato al di là del proprio confine, è diventato infinito nel momento in cui è entrato in risonanza con i corpi, le menti, i cuori, gli occhi di chi era presente. E le pareti sono diventate molli, le poltrone non avevamo più alcuna sostanza.
E la sua nudità è divenuta la nostra.

la foto di copertina e quelle nella gallery sono di angelo maggio

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Elena Giorgiana Mirabelli
Nata a Cosenza, laureata in Filosofia, ha un PhD palermitano in tasca e il diploma torinese della Holden nel cuore. Ha curato il testo I segni delle norme per la Carocci (2009), il volume Il mio nome è Mel Bauzon per Pellegrini (2015) e ha collaborato alla redazione de La frontiera addosso di Luca Rastello (2010) per Laterza. I suoi racconti sono pubblicati su blog, antologie e riviste (Rvm). Finalista del premio “Laventicinquesimaora.” 2017 della scuola Belleville, è tra i fondatori di Arcadia book&service, agenzia di servizi editoriali con sede a Cosenza. Ordisce trame, anche con la lana.