Home Musica Il cantautore Cesare Basile non e’ poi cosi’ “solo”

Il cantautore Cesare Basile non e’ poi cosi’ “solo”

Il cantautore siciliano ritorna ad esibirsi nei live con il suo nuovo tour che vede molti ospiti suonare con lui sul palco

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Basile

Prendiamo due artisti che hanno creato il progetto musicale “I was in Paris with Phoebe” come il cantautore Luigi Marino e la violoncellista Alessandra Ciniglia che attraverso la musica riproducono le vibrazioni delle anime ribelli, raccontano e denunciano il mondo. Poi prendiamo un palco protetto dalla penombra, come potrebbe essere quello dello spazio multifunzionale dell’Offen di Cosenza.
Ecco gli elementi che hanno dato vita alla magia del concerto del cantautore siciliano Cesare Basile che a Cosenza ha aperto il suo “Solo tour”, circondato dagli applausi e dall’affetto del pubblico, ma solo sul palco, anche se «solo non lo sei mai perché una canzone si porta dietro sempre tanti fantasmi», ammette lo stesso Basile.
Forse la sua intera vita è circondata dai fantasmi, quelli che popolano l’universo di cose antiche e irrazionali che tanto lo affascinano anche se non trovano spazio «in un mondo razionale che sa spiegarsi tutto», ma anche i fantasmi che vivono nei libri. Da buon bibliofilo Basile non viaggia mai sprovvisto di qualcosa da sfogliare e leggere e, per questa tappa del suo tour, nella sua borsa delle meraviglie riprendono vita gli anni ’70 con due libri di Elsa Morante, “Il mondo salvato dai bambini” e “La storia”. In quella borsa si incontrano però anche “I vivi e i morti”, romanzo fresco di pubblicazione scritto da Andrea Gentile all’interno del quale si racconta «una storia sanguigna ambientata in un paese del sud non ben identificato con una lingua a me familiare».
Tutti i fantasmi che si nascondono tra le pieghe delle storie che stanno ai margini del mondo sembrano annidarsi nelle occhiaie del cantatore e nei suoi occhi, che sembrano essere sempre velati da qualcosa di non ben identificato che oscilla tra una qualche forma di dolore e la malinconia. «Credo che il dolore venga spesso da una predisposizione innata che molte persone hanno ad entrare in relazione con gli altri. Queste persone spesso, nonostante un atteggiamento che potrebbero farli sembrare personaggi bui, sono persone che hanno la pelle sottile, io sono uno con la pelle sottile», ci racconta Basile accarezzando la sua chitarra. «Io credo che non bisogna vergognarsi del dolore, siamo in una società che si vergogna e fa di tutto per nasconderlo. Quando una persona lo manifesta apertamente, quando esprime la propria debolezza o la propria tristezza sembra quasi che questa persona debba esser tenuta nascosta, affinché non venga turbato l’ordine di questa finta felicità in cui tutti sembrano nuotare. Io penso invece che il dolore vada rispettato, il dolore è sempre il termometro del nostro restare umani».
La tensione emotiva che si sente chiacchierando con Basile però è forse anche causata dalla rabbia che gli batte nel petto e che ne ha percosso e temprato il corpo negli anni, anche se quella rabbia è cambiata col tempo ed è stata plasmata da una nuova e più profonda consapevolezza del mondo. «A 20 anni la vita era un gesto rabbioso, ma non mi facevo troppe domande e forse non volevo neppure sentire le risposte perché ero convinte di averle io le risposte. Anche oggi la vita è un gesto rabbioso però probabilmente la rabbia di oggi si pone più domande, ai tempi la rabbia era rabbia e basta. Era la rabbia che portavi addosso quando ti svegliavi ed era la rabbia che ti portavi addosso quando ti coricavi. Oggi forse la rabbia si fonda su una domanda base, davvero siamo convinti che questo mondo in cui pochi hanno tutto e tanti non hanno un cazzo e sono costretti a lavorare è un mondo giusto? La domanda chiave forse è proprio questa, davvero siamo convinti che questo sia un mondo giusto?».

Se è vero che la storia dell’uomo può essere ricostruita leggendo le forme di sfruttamento del lavoro, e quindi lo sfruttamento degli esseri umani, è anche vero che con una generale diffusione del benessere materiale e con un’eguaglianza, più o meno sostanziale, delle opportunità in questa parte del mondo ci raccontiamo che gli uomini sono stati liberati dal bisogno e quindi non sono più schiavi, ma Basile è la voce del dissenso. «Preferisco la schiavitù in catene perché almeno ti da la condizione esatta di ciò che sei in quanto sfruttato. Oggi la schiavitù si basa sulla menzogna, ti fa credere di essere emancipato soltanto perché partecipi da servo ad un sistema economico che ti sfrutta però ti fanno credere che forse tu un giorno potrai sfruttare un altro, ma ciò non significa emancipazione, significa prendere il posto del tuo padrona anche se non lo prenderai mai il posto del padrone».
Oltre la coltre di triste grigiore però esiste anche altro, una dimensione colorata in cui tutti, persino le coscienze più sensibili e gli animi più tormentati riescono a trovare sollievo. Tante cose per fortuna fanno stare bene Basile, «tante cose a cui da giovane non pensavo o che rifiutavo. Ora dirò una stupidaggine, io da giovane odiavo il sole, anzi odiavo la luce, ora invece la luce mi fa stare bene, le giornate di sole mi fanno stare bene, mi piace il caldo, sono ridiventato terrone, ecco essere terrone mi fa stare bene».

 

le foto nell’articolo sono di francesco tenuta

 

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