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Le storie oscure raccontate da Licia Lanera

La regista di Fibre Parallele è intensa interprete di The black's tales tour dove sviscera l'oscurità delle fiabe mescolandole alle proprie

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Licia Lanera

Buio, paura, rumore; buio, paura, rumore; buio paura e rumore. Comincia con un crescendo il The black’s tales tour di Licia Lanera e quando inizia poi non smette più. Un crescendo fatto di oscurità che caratterizza la scena, un crescere di paura che pervade la protagonista prima e poi tutte le sue storie. Un crescendo di rumore inteso come musica e atmosfera sonora (realizzate da Tommaso Qzerty Danisi), che avvolgono l’uditorio per la prima del More di Scena Verticale al Teatro Morelli. La regista di Fibre parallele è bravissima in uno spettacolo che la vede sola in scena, nato da alcune letture di fiabe proposte a Licia Lanera che l’ottima attrice pugliese riesce a tramutare in una rappresentazione che scava nelle paure della protagonista e nei ricordi di chi ascolta. Il lato nero di ciò che racconta Disney è ciò che Licia porta in scena avvolta dal fumo e dalle luci disegnate da Martin Palma. Cenerentola, la Sirenetta, Scarpette rosse, Biancaneve e La regina delle nevi vengono raccontate nella loro scrittura originale, così come le hanno composte Andersen e i fratelli Grimm, con tutta quella carica di orrore che la voce, anzi le voci, di Licia Lanera fa arrivare al pubblico. Il tutto è avvolto nel buio perché è il buio il luogo della paura, della resa dei conti con noi stessi. E la protagonista è totalmente avvolta nel buio, parla dentro questo, dichiarando di non riuscire a dormire da anni, tormentata dall’insonnia, tormentata da ciò che la tormenta dentro. L’io diventa noi quando ciò che dovrebbe rassicurarci nell’oscurità, le favole appunto, sono in realtà racconti cruenti di chi esce fuori da una strada costruita dalla convenzione che abbiamo intorno. Tutti i protagonisti della cinque fiabe raccontate dalla regista pugliese commettono errori, tutti vengono crudelmente puniti. The black’s tales tour (il nome gioca con il cognome della protagonista), ci schioda dal candore di bambino per catapultarci nella realtà di adulti consapevoli, pieni di dubbi e fragilità. La voce di Licia Lanera è bella e perfetta come non mai in questo spettacolo: cambia registri con una facilità disarmante, riesce a essere profonda e lieve con la stessa naturalezza, incarna protagonisti delle fiabe e io narrante con una intensità costante. La Lanera si mette a nudo in uno spettacolo che la vede vestita solo di un body di pelle nera sotto ai suoi capelli blu. Decide di mostrarsi come una icona pop (in fondo cosa c’è di più popolare delle fiabe?), che racconta ciò che tutti dovrebbero sapere ma che, per convenzione sociale, viene celato. Da vera frontwoman, la protagonista Lanera decide di affrontare tutte le realtà possibili, quelle raccontate e quelle personali, per ritrovarsi a fare i conti con le proprie debolezze e fragilità. Un finale che coincide con quello delle fiabe raccontate dove il lieto fine non arriva o giunge dopo aver visto sgorgare sangue.

la foto è scattata da angelo maggio

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Giornalista e autore. Negli anni ho bazzicato diverse redazioni di quotidiani locali con mansioni da redattore e da caposervizio. Ho collaborato con qualche testata nazionale e ho mille storie chiuse nel cassetto e nella testa