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L’iperPirandello di Carlo Cecchi nell’Enrico IV

L'attore e regista trasforma il testo dell'autore siciliano in uno spettacolo che riesce a superare il concetto di metateatro

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spettacolo teatrale carlo cecchi enrico IV - teatro

Avevano definito questa versione di “Enrico IV” letteralmente come «Uno degli spettacoli come si facevano una volta». Frase calzante. Appropriata. Bellissima la scenografia (di Sergio Tramonti), su pannelli mobili e rotanti; bellissimi i costumi (di Nanà Cecchi); bravissimi gli attori, dai più giovani (Federico Brugnone, Davide Giordano, Dario Iubatti, Matteo Lai, Remo Stella e Chiara Mancuso) fino a Carlo Cecchi, ideale capocomico carico di anni (quasi 79) ma anche di carisma, esperienza e talento. Il suo Enrico IV, del quale ha curato anche adattamento e regia, ha fatto tappa al Tau dell’Unical ottenendo un gran successo di pubblico, col teatro praticamente esaurito, e che alla fine ha tributato anche un lungo applauso a un cast che contava sulla presenza di Roberto Trifirò, Angelica Ippolito e Gigio Morra. Proprio a quest’ultimo, straordinario carattere, a teatro accanto a Toni Servillo nel fortunatissimo Le voci di dentro, è toccata la parte del medico che va a casa dell’Enrico IV che tale si crede dopo una rovinosa caduta da cavallo in seguito a una rievocazione storica. E se il consiglio resta quello di ricostruire proprio gli attimi che hanno preceduto l’incidente, col passare delle scene si scopre che la malattia non è reale, ma è voluta dal protagonista del testo pirandelliano che costringe così anche tutti quelli che gli stanno intorno a una forzata finzione dalla quale però emergono sentimenti autentici e verità spesso tenute nascoste. Enrico IV passa da burattino della sorte a burattinaio di moglie, amante e parenti dimostrando, in questa maniera, scrive Cecchi nelle note di regia «una vocazione teatrale del suo personaggio: non per nulla il teatro, il teatro nel teatro e il teatro del teatro sono il vero tema di questo testo». Un testo sicuramente snellito rispetto all’originale nel quale però l’ideale intenzione di renderlo più fruibile resta ottenuta a metà e in alcuni punti non è proprio semplicissimo seguire l’evolversi della storia. Alla fine Belcredi cade colpito da una coltellata ma deve rialzarsi perchè, come gli dice lo stesso imperatore «dopodomani abbiamo un’altra replica». È la realtà che diventa finzione e viceversa, è il teatro che si fa vita e viceversa, è un continuo gioco di rimandi tra quello che è e quello che sembra. Uno spettacolo comunque da vedere, da apprezzare e che, particolare da non trascurare, ha fatto tappa a Rende subito dopo il debutto di Ancona (la produzione è di Marche Teatro) e le date al “Franco Parenti” di Milano.

 

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Alessandro Chiappetta è nato a Cosenza nel 1973. Giornalista professionista, è redattore del Quotidiano del Sud dopo aver collaborato con diverse emittenti televisive e radiofoniche. Laureato in Lingue Straniere con una tesi sulla comunicazione pubblica, è fondatore e presidente della compagnia teatrale Quinta Scenica con la quale mette in scena spettacoli della tradizione popolare cosentina e testi della tradizione teatrale italiana ed europea. Finalista dei premi letterari "Volo rapido" (2009) e "Oceano di carta" (2017), è autore del romanzo "Il Migliore" pubblicato da Klipper nel 2005