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La Fame di vita raccontata da Aceti

Il regista mette in scena quattro personaggi in conflitto con il cibo. Il testo funziona bene e fotografa la condizione precaria di molti giovani

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la fame

La Fame, l’ultimo spettacolo scritto e diretto da Massimiliano Aceti, dice subito una verità che in tanti tacciono: Nicoletta Braschi non è poi una così grande attrice. A dirlo è l’unico personaggio che, nello spettacolo, non è un artista e cioè Sandro (interpretato da Alessandro Cosentini), giovane ristoratore romano che lavora nel locale di famiglia alla ricerca di avventure sessuali e sentimentali in giro per l’Italia. È proprio in uno di questi “viaggi della speranza” che incontra Daniele (Francesco Aiello), di ritorno da Genova per un provino teatrale. Nel loro viaggio in auto, i due, che sembrano vivere su pianeti differenti, raccontano le loro storie finendo col parlare di attori di cinema e di teatro. La Fame (andato in scena al Teatro dell’Acquario come appuntamento di Matrioska Teatro organizzato da Il Filo di Sophia), è un testo molto bello, scorre vivace grazie ai due personaggi appena citati che completano la scena insieme all’attrice bulimica Michela (nella vita Chiara Vinci), e l’ex fidanzato di questa che si fa chiamare Il Maschio, interpretato dallo stesso Aceti, un palestrato fissato con le proteine e con qualche rotella fuori posto. Tutti i personaggi in scena hanno un conflitto con il cibo: Sandro vuole qualcosa in più rispetto al suo ruolo di ristoratore, Daniele non mangia perché non ha soldi, Michela vomita per non prendere peso e Il Maschio ha un paranoico problema con le proteine tanto da parlare con un pollo a cui spiega la propria esistenza. Aceti realizza un testo che si piazza con autorevolezza nella nuova scrittura teatrale italiana. Non è per nulla esagerato dire che il regista ha portato in scena un manifesto della attuale condizione di vita di tanti giovani devastati dalla società in cui vivono che non consente di realizzare i propri sogni o fare il lavoro che avrebbero voluto. Non riescono, falliscono per colpe che non sono soltanto loro e tante, troppe, volte sono costretti a ripiegare sulla famiglia come unico punto di riferimento e sostegno. Aceti usa proprio la famiglia come rifugio per i suoi protagonisti in scena. Emilia Brandi, infatti, interpreta la figura del deus ex mamma che entra nella vita della figlia Michela per riportare ordine. È la madre che mette, letteralmente, a sedere a tavola la figlia, Daniele e Il Maschio servendo la classica lasagna della festa e imponendo loro la strada da seguire. La mancanza delle figure di riferimento per la sua generazione è un messaggio su cui il regista decide di spingere forte. Lo fa rallentando il ritmo serrato che i suoi attori hanno in scena. La rappresentazione, infatti, all’ingresso della madre si fa diversa rispetto alla precedente e questo perché per mettere le cose in ordine bisogna rallentare il ritmo di vita. Aiello, Cosentini, Vinci e lo stesso Aceti funzionano bene in scena, hanno il tempo giusto che ti permette di ridere (molto), e anche di riflettere sui loro drammi interiori e sulle loro ossessioni. Il Sandro di Cosentini sembra essere il più “umano” di loro: è un ragazzo con un lavoro, anche buono visto che l’attività di famiglia va bene, dal quale però cerca di evadere attraverso il sesso occasionale ma, in realtà, è alla ricerca di qualcuno da amare e di cui prendersi cura. Michela sembra essere tutto questo ma lei preferisce ripiegare le proprie frustrazioni sul sesso occasionale e, soprattutto, sul peso. Vomita, Michela, perché non deve essere come le altre attrici, vomita perché è un modo forte per esprimere il suo disagio di vita. Il suo coinquilino e collega Daniele, invece, il cibo non lo guarda nemmeno. Non mangia perché non ha i soldi per farlo e Michela gli rimprovera di digiunare per distrarsi dalla verità, di essere un fallito e in qualche modo di approfittare del dolore che prova per mettersi in mostra. Il Maschio è ossessionato dal fitness, dalla ottima forma fisica e dalla proteine che servono anche se fanno ingrassare. Se ne va in giro con il pollo che avrebbe dovuto mangiare ma che diventa suo improbabile confidente. Tutti hanno fame nello spettacolo di Aceti, una fame di vita che diventa paura e ossessione. Una fame che può essere placata solo con punti fermi che, nel ristorante dell’esistenza moderna, stanno sparendo del tutto.

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Giornalista e autore. Negli anni ho bazzicato diverse redazioni di quotidiani locali con mansioni da redattore e da caposervizio. Ho collaborato con qualche testata nazionale e ho mille storie chiuse nel cassetto e nella testa