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L’uomo nuovo sul palco dell’Ariston

In questo Festival di Sanremo si è parlato tantissimo del ruolo della donna, ma come si è comportata l'altra metà del cielo?

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Ariston Achille Lauro e Boss Doms

Non solo canzonette all’Ariston. Ormai sarebbe riduttivo pensare al Festival di Sanremo solo come ad una competizione musicale.

Sanremo negli anni si è trasformato in un vero e proprio evento mediatico che trasforma l’Ariston, appunto, in uno specchio su cui poter osservare una faccia degli italiani. Se ci avviciniamo abbastanza possiamo interpretare le sue espressioni e capire, per esempio, quando si aggrottano le sopracciglia per il disappunto o quando si ingrossano le vene sul collo per l’indignazione. La posa indifferente con cui ostentare la tanto desiderata superiorità intellettuale, perché un popolo colto come il nostro non dovrebbe cedere ad una manifestazione così pop (almeno credo), lascia immediatamente spazio ad una mimica facciale più articolata.In fondo, come si può resistere al richiamo delle polemiche e al divertimento di commentare ogni dettagli del Festival?

Il primo commento di Sanremo 2020? «Ma avete sentito che ha detto Amadeus?». E certo che lo abbiamo sentito! «Ma sarà stata solo una gaffe superficiale o è un lampante esempio di maschilismo interiorizzato?» E chi lo sa? L’unica certezza è che le donne, a furia di surfare per due secoli su quattro ondate femministe, sono sempre più consapevoli di sé, stanno lavorando per scardinare i rapporti di dominio-oppressione tipici del patriarcato e rabbrividiscono all’idea di dover stare un passo indietro agli uomini.

Ma come reagire alle polemiche e all’imbarazzo? Con un susseguirsi di discorsi che facciano capire al pubblico quanto straordinarie siano le donne e quanto sia urgente combattere ogni forma di violenza che le colpisce. Ma siamo sicuri che la tecnica dello spiegone, più o meno simpatico o più o meno impegnativo, sia sempre efficace? È sembrato più il tentativo di mettere un filtro sullo specchio dell’Ariston per paura di mostrare un viso che avrebbe potuto rivelarsi meno riposato di quanto avremmo voluto. Le pose plastiche però spesso banalizzano i visi e finisce che i dettagli più affascinanti di un volto non siano quelli che tentiamo quasi disperatamente di ostentare.

Dopo l’uscita “infelice” di Amadeus ci si è nascosti dietro grandi discorsi sulle donne ma, se i carnefici sono gli uomini, allora è imprescindibile una riflessione sulle nuove forme di mascolinità per scardinare il mito patriarcale dell’uomo padrone e del macho che non deve chiedere mai. Allora qual è il nuovo volto maschile che si è specchiato nell’Ariston?

Una menzione d’onore spetta, senza dubbio alcuno, ad Achille Lauro e al suo omaggio alla libertà artistica, espressiva e sessuale per sfidare la mascolinità tossica. All’immagine di un uomo che ne umilia pubblicamente un altro, Morgan e Bugo per intenderci, si contrappone l’immagine del bacio tra Achille e il suo chitarrista Boss Doms.
Ma l’uomo nuovo non ha solo il volto ricoperto di glitter e perline, l’uomo nuovo è anche quello che, consapevole del pericolo rappresentato dalla mascolinità tossica, decide di dire «basta».

Che sia vestito di rosso con il lutto nero legato al braccio, o che abbia scritto sul petto «No» o «Tu sei molto di +», anche Piero Pelù fa un appello agli uomini perché ogni violenza inferta ad una donna è una sconfitta anche per gli uomini che provano ad emanciparsi dai vecchi stereotipi di genere.

L’uomo nuovo è però anche quello che scardina l’idea secondo la quale i sentimenti sono “affari da femmina” e decide di esplorare e mostrare il proprio lato più emotivo. Abbiamo un padre, Paolo Jannacci, che si rivolge direttamente a sua figlia. Un padre che vuole essere presente e che mostra anche le sue fragilità perché «ho visto piangere un gigante figurati se non piango io». Ma l’uomo nuovo è anche l’innamorato che alla fine di una relazione abbraccia il suo dolore e lo accoglie senza trasformarlo in violenza bruta.

Diodato, vincitore di Sanremo 2020, non è nuovo a “spogliarsi” dietro un microfono per mostrare le cicatrici di un cuore in pena.
L’uomo nuovo però si allontana da ogni tipo di violenza e invece di «scaricare veleno e prepotenza davanti a tutto il branco» parla, magari piange, per liberarsi del malessere di una vita complicata. L’uomo nuovo è un po’ meno bullo e un po’ più il Billy Blu di cui ha cantato Marco Sentieri.

L’uomo nuovo è rappresentato anche da Rosario Palumbo, il fratello del giovane Paolo malato di Sla. Rosario è l’uomo nuovo che decide di prendersi cura di un caro ammalato mostrando come la “cura dell’altro” non sia una funzione esclusivamente femminile.

Gli uomini nuovi sono quelli capaci di fare i conti con sé stessi. Che sia Masini che cerca un confronto col suo passato per fare un bilancio della propria esistenza e magari perdonarsi per ciò che non è stato, che siano i Pinguini tattici nucleari con la consapevolezza di non essere per forza speciali e fare i conti con il timore che «a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene», o che sia Fiorello che affronta il suo corpo che cambia sotto il peso degli anni e della vecchiaia alle porte.

 

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Francesca Pignataro
Studentessa e aspirante scribacchina. Colleziono figuracce e nel tempo libero, per evitare di impazzire, prendo lezioni di cinismo e vado a caccia di cose belle.