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Marco Carrera, il Colibrì di Sandro Veronesi

Lo scrittore racconta ne Il Colibrì la vita del suo protagonista fra problemi relazionali e fisici. Un romanzo appasionante

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“Il Colibrì” di Sandro Veronesi, edito dalla casa editrice La Nave di Teseo, è un romanzo intenso (si può acquistare qui), che attraversa la storia di una famiglia e dei suoi componenti per circa sessant’anni.
Marco Carrera è il colibrì, nasce a Firenze alla fine degli anni ’60 e ha problemi di crescita per questo gli viene attribuito questo nomignolo; Probo e Letizia, i suoi genitori, due personalità particolari, diverse e alquanto eccentriche, litigano spesso per il problema del figlio. Poi ci sono i fratelli Irene e Giacomo, inquieta lei, introverso lui. Una famiglia apparentemente felice che trascorre gli inverni a Firenze e le estati in Maremma, a Bolgheri, dove Marco incontrerà Luisa, l’amore della sua vita.

Marco diventerà oculista, padre e nonno, cambierà città, abitudini e concezioni in un andirivieni di ipocrisie, incomprensioni, bugie di comodo e finte realtà che ben si adattano ad una narrazione frammentaria, in cui capitoli non seguono una precisa successione diacronica, saltando da un personaggio all’altro con una perizia che crea sospensione e curiosità.

Marco Carrera è un bambino gracile con problemi di crescita che all’improvviso risale la china del suo sviluppo psico-fisico, diventando grande e forte per affrontare la vita e i suoi dolori. Lo stile e i contenuti sono quelli del romanzo borghese con le difficoltà delle relazioni famigliari, amicali e amorose. La complessità delle relazioni è il vero filo conduttore del romanzo: un amore non vissuto; la freddezza di un rapporto fraterno; un matrimonio fallito; la sofferenza di una sorella a cui nessuno ha prestato ascolto; una morte improvvisa che si sarebbe potuta evitare. E’ così che tutti i personaggi Irene, Giacomo, Marina, Adele, Luisa girano intorno a Marco seguendo un ritmo scomposto e sospeso.

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Sandro Veronesi, autore de Il Colibrì

Solo alla fine, dopo un lungo peregrinare di eventi funesti e silenzi, dall’acqua, arriva L’Uomo Nuovo, l’ultima speranza di purificazione dagli errori del passato, segno che una redenzione è sempre possibile, contro ogni bruttura, contro ogni indolenza. I personaggi del romanzo spesso, come tutti gli eroi borghesi a cui la letteratura ci ha abituati, si macchiano del vizio di essere spettatori della propria vita, lasciandola passare come se non gli appartenesse.
Marco, in una lettera di Luisa viene accusato proprio di immobilismo, una condizione che è solo illusoria, perché il colibrì è il punto fermo attorno a cui i suoi satelliti hanno fatto girare la propria orbita e, solo attraverso questi giri, si è generato L’Uomo Nuovo, l’ultimo discendente di una famiglia che può riscattare gli errori del passato: ”Infine i guerrieri uccisi in battaglia e le vittime immolate al sacrificio si univano agli abitanti del sole nella sua battaglia quotidiana contro le tenebre, ma dopo quattro anni si sarebbero trasformati in colibrì o farfalle. E oggi che tutta la civiltà azteca è sprofondata in Mitclan, ancora ci chiediamo che razza di popolo fosse quello la cui massima soddisfazione dopo una notte eroica era diventare un colibrì”.

“Il Colibrì”, il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, restituisce fiducia, senza la falsa illusione di una vita felice e senza errori, ma, insegnandoci, che proprio da quegli sbagli si può ripartire con rinnovata speranza, perché è nella semplicità di un animale tanto piccolo e indifeso come il colibrì che si può trovare la misura di un’esistenza perfetta nelle sue imperfezioni.

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Teresa Francesca Magarò
Teresa Francesca Magarò insegna Italiano, Latino e Greco, ama il suo lavoro, le relazioni e le persone. Affetta da una strana forma di filantropia, si dedica a tutte le attività umane con trasporto e dedizione. Adora leggere, scrivere e viaggiare.