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Il Coronavirus ha fatto anche cose buone… per la tv

Il Coronavirus ha fermato le trasmissioni di Bruno Vespa e Barbara D'Urso con molto fastidio da parte dei conduttori televisivi

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coronavirus durso

Qualcuno ha detto, ma non è chiaro chi (forse uno cattivo cattivo che non capisce la tragicità del momento che stiamo vivendo), che il Coronavirus ha fatto anche cose buone.

E no, non stiamo parlando dei treni che, con autocertificazione in mano, continuano ad arrivare quasi sempre in ritardo, specie se devono raggiungere il sud. Ci riferiamo, invece, agli stravolgimenti forzati che il virus più penetrante e imprevedibile del secolo ha imposto alle tv nazionali. Così come le partite di pallone non sembrano partite di pallone senza il pubblico sugli spalti sempre pronto a lanciare germi e bestemmie di ogni provenienza geografica su campioni vicini o lontani, anche gli studi televisivi privi di pubblico battimani sorridente, sembrano diventati dei non luoghi horror, privati totalmente della loro funzione rassicurante e benpensante.

Le frasi a effetto degli ospiti di turno, da giorni non sono più supportate dall’applauso partigiano di chi è messo lì per non avere convinzioni proprie, ma solo facce improprie e mani pronte all’uso, ovviamente ben oliate di amuchina.

I programmi televisivi stanno conoscendo un linguaggio nuovo, almeno nell’immagine. Il vuoto scenografico riempie di malinconia le parole dei virologi, dei giornalisti e dei presentatori distanziati, l’uno dall’altro, di un metro o poco più (altro tipo di comunicazione non verbale che rimarrà impressa nei ricordi dei poltronisti o divanisti forzati).

Il Coronavirus ha invaso le home page dei giornali online e gli studi televisivi. Tutto il resto ormai è noia e non fa più notizia. Dalle guerre lontane agli omicidi vicini, dal problema (?) immigrazione alla stabilità del governo Conte, dai cambiamenti climatici agli imbarazzanti videosocial di Matteo Salvini, tutto è passato in secondo piano e non è un caso che il Pd del contagiato Nicola Zingaretti nei sondaggi sia a poco più di quattro punti dalla Lega.

Un risultato impensabile fino a poche settimane fa, che qualcuno (probabilmente quello cattivo di prima), forse superficialmente, ha attribuito alla scelta (di chi conta davvero) di utilizzare la scusa del virus per mettere in standby Bruno Vespa e Barbara D’Urso, veri e propri simboli e mattatori della comunicazione italiota degli ultimi decenni. Chiunque è stato lasciato al proprio posto, persino l’anonimo Giorgino, volto storico del Tg1, è stato chiamato a condurre degli speciali privi di personalità in seconda serata sull’emergenza Covid-19. Chiunque tranne D’Urso e Vespa. Provvedimenti che le rispettive aziende (Mediaset e Rai) hanno difeso strenuamente come precauzionali dal punto di vista sanitario.

Per il conduttore di Porta a porta, però, c’è una manovra politica dietro questo suo accantonamento improvviso dalla tv pubblica. A quasi 76 anni, incurante del rischio maggiore che il Coronavirus fa correre agli anziani (il concetto è stato ripetuto anche nel corso delle ultime puntate di Porta a porta), Bruno Vespa ha deciso di intraprendere una battaglia di principio e di vanità stoppata sul più bello contro la sua amata azienda.
È sconcertante – ha dichiarato il giornalista – che, mentre il Paese chiede sempre più informazione, si chiuda una trasmissione importante senza un motivo ragionevole. Debbo purtroppo concludere che la direzione aziendale ha tenuto conto del parere del segretario Usigrai che da sempre considera Porta a porta un abuso. Ma questo dà alla decisione un sapore politico che mi preoccupa“.

Vespa, infine, ha rivelato di essersi sottoposto volontarimente al tampone (dopo aver ospitato Zingaretti nel suo programma), il cui esito è stato negativo. Ma ciò ha alimentato ulteriori polemiche. Il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani in un post su Twitter si è chiesto, infatti, come sia possibile sottoporsi volontariamente al test. “Esiste una procedura volontaria?”, ha cinguettato con ironia. “Io avevo capito che i tamponi sono decisi dal #ssn secondo protocolli precisi. Sono contento che sia negativo. Ma ricordo – a tutela di tutti – che l’incubazione – per tutti – è fino a 14 giorni”.
A questo punto la domanda finale da porsi è la seguente: Barbara D’Urso il tampone lo ha fatto?

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