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Martin Eden, evoluzione di un personaggio e di un film

Martin Eden portato sul grande schermo con il volto di Luca Marinelli passa dall'essere una storia a un vero e proprio manifesto per gli operai

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Martin Eden

C’è una poesia di Bukowski che questo film mi ha fatto tornare in mente. In questa poesia il vecchio Charles dava dei consigli a chi avesse la vaga voglia di fare lo scrittore mettendolo in guardia soprattutto sull’esigenza di scrivere. Ebbene, Martin Eden, giovanotto forte e manesco, questa esigenza ce l’ha. E la sente talmente forte da anteporla a ogni tipo di ostacolo e difficoltà. Quelle personali, soprattutto: la sua cultura di base è pressocchè inesistente e deve studiare molto per riuscire a formarne una.

“Lei ha bisogno di una cultura completa” le dice la futura fidanzatina, con quell’accento francese che contribuisce non poco a sottolineare il suo carattere snob. “Come si fa a fare lo scrittore se si è imparato da poco a leggere?” dice invece la madre della ragazza, quando alla fine si accorgerà che il rapporto tra i due giovani prenderà una piega stabile.

Poi ci sono le difficoltà pratiche: vivere di scrittura, è una parola! A Martin Eden non manca però l’entusiasmo e la testardaggine per bussare a millemila riviste per proporre i suoi racconti, fino a quando una di queste porte, finalmente, si aprirà. E da lì in poi sarà tutto in discesa.
Questa prima parte del film, secondo me, è la migliore. Comunque è quella che mi è piaciuta di più. C’è un uomo e c’è la sua ossessione, un conflitto da sempre ritenuto interessante per chi inventa storie. Da questo punto in poi, però, si cambia registro.

Una volta che Martin Eden potrà dire di se stesso di essere uno scrittore, si pone un altro problema: di cosa scrivere? E visto che il film è ambientato agli inizi del Novecento, e Martin Eden stesso proviene dal mondo operaio, la sua scrittura è l’arma utilizzata per raccontare quel mondo, rivendicare quei diritti, professare l’individualismo da opporre a un socialismo urlato. Insomma, da testardo aspirante scrittore fino a scrittore impegnato.

Un salto non da poco, non solo per chi il film lo vive, ma anche per chi lo vede che deve cercare di star dietro a una storia continuamente insertata da immagini d’archivio. Sembra che lo stesso film passi da essere la storia di un uomo e della sua ossessione, a una sorta di manifesto sui diritti degli operai sfruttati e sottopagati costretti a lavorare in condizioni indecenti.

Luca Marinelli (il Joker italiano mi piace chiamarlo) si conferma il bravo attore qual è. Metterlo al fianco di Carlo Cecchi è un piacere per lo spettatore. Tra questi vi sarà sicuramente qualche fan del romanzo di Jack London: chissà se del film ne saranno rimasti delusi o invece avranno approvato l’adattamento e la regia di Pietro Marcello.

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Alessandro Chiappetta
Alessandro Chiappetta è nato a Cosenza nel 1973. Giornalista professionista, è redattore del Quotidiano del Sud dopo aver collaborato con diverse emittenti televisive e radiofoniche. Laureato in Lingue Straniere con una tesi sulla comunicazione pubblica, è fondatore e presidente della compagnia teatrale Quinta Scenica con la quale mette in scena spettacoli della tradizione popolare cosentina e testi della tradizione teatrale italiana ed europea. Finalista dei premi letterari "Volo rapido" (2009) e "Oceano di carta" (2017), è autore del romanzo "Il Migliore" pubblicato da Klipper nel 2005