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La Scuola è come l’aria e adesso ci manca

La Scuola manca ai professori e anche agli alunni. L'emergenza Coronavirus fa capire anche alla didattiche che anche l'insegnamento non sarà più come prima

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scuola distanza

Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

Se in questi giorni Piero Calamandrei avesse la possibilità di trovarsi, come nel 1955, a parlare davanti agli studenti (magari attraverso una piattaforma multimediale) sicuramente direbbe: La Scuola è come l’aria… eccetera eccetera.

Perché è così. La Scuola ci manca e manca a tutti. Me ne accorgo da tre settimane quasi ormai. Da quando, carta e penna, ci siamo fatti un orario interno con gli altri colleghi. Sono incontri più che lezioni. Confronti, sorrisi malinconici in certi momenti, schermati al freddo di un pc, a volte anche di un tablet o dello smartphone. Per me sono due ore a settimana per classe dal vivo, live per essere più social, e poi tanti messaggi su gruppi classe WhatsApp senza orari. È il mezzo più democratico lo smartphone. Resta il libro di testo ma quel libro ha necessità di essere masticato, assimilato, mediato da mappe, sintesi, sottolineature, discussioni, ritorni e chiarimenti. Il messaggio a qualsiasi ora del giorno diventa un modo per esserci, per stabilire un contatto. Prof! Può vedere se l’esercizio è fatto bene?

Compiti scritti a mano per qualcuno e fotografati ( a volte bisogna aguzzare la vista come nella pagina 12 della Settimana Enigmistica) e altri su Word. Altri invece ci tengono a dirmi: Prof! Ma io posso continuare a mandare i PowerPoint?!?

Certo!
Rispondo io, un po’ per illudermi che vedrò tutto il giorno dopo sulla Lim dopo l’ora di educazione fisica in un ambiente asfissiante di sudore misto a puzza di scarpe da tennis tra un via vai di bagno e macchinette per l’acqua fredda.

La Scuola manca e come se manca. A me mancano anche le alzatacce alle 5 e mezza del mattino, la sacrosanta doccia per riprendere coscienza, Cosenza che sonnecchia, i cornetti appena sfornati, piazza Bilotti che lotta tra il bisogno di restare un deserto e la smania di abbracciare da lì a poco tra le sue criticate vele anziani, bambini, mamme, padri, shoppers, studenti. E poi la Salerno-Reggio Calabria, le chiacchiere con i colleghi in auto che sanno di dentrificio e di occhi stracolmi di sonno, i miei tradimenti con lo scopo di andare da solo ogni tanto per potere pensare e ascoltare De Gregori e Brunori in santa pace. Mi mancano la 106 che ogni metro è un pericolo e le pizze al ritorno con Biagio nella migliore pizzeria della Piana di Sibari, da Marco.
Insegno a Rossano (da un annetto fusa in Corigliano Rossano), Scuola Media “Carlo Levi” e mi manca camminare nei corridoi, le classi ricche di occhi e mani, visi allegri e a volte purtroppo spenti, le lezioni girando tra i banchi, i colleghi e le pacche sulle spalle, le risate, gli abbracci.

Manca l’Ambiente e ricrearlo da casa non è la stessa cosa. Manca l’Ambiente in cui si muovono tutti i protagonisti: noi insegnanti, gli alunni, i genitori, le battute dei bidelli, gli scambi di opinione a fine mattinata con la dirigente. Otto milioni di ragazzi in Italia privati dei loro edifici, delle panchine davanti scuola, di risate e confidenze, delle scazzottate anche, di baci rubati dietro i palazzi sicuro. Decine di decine di milioni in tutto il mondo.

La Scuola da casa non è la stessa cosa. Me ne accorgo ogni mattina quando li accolgo a microfoni accesi nelle room multimediali. Anche quelli che ci venivano di malavoglia ora farebbero il tragitto da casa alla velocità di un ghepardo.

Mi sforzo anche di fare l’appello. Serve a me per capire chi non c’è e perché non c’è. Nella scuola in cui insegno ci siamo dati da subito due princìpi: la democraticità delle piattaforme e la prossimità. In questo modo, con almeno uno smartphone, il registro elettronico e il libro di testo si riesce ad arrivare a tutti, senza lasciare indietro nessuno. La Scuola c’è, nonostante tutto, in un’ottica di prossimità per cui come scrive Vincenzo Brancatisano sul sito Orizzonte Scuola, gli alunni sanno che anche dal loro telefonino o da quello di un genitore possono collegarsi con un insegnante in qualsiasi momento, mandare un compito, ricevere un articolo di giornale su cui riflettere, un video musicale in lingua, un esperimento scientifico.

Adesso le sfide che ci attendono sono due e non da poco: intanto recuperare a livello nazionale quel 7% che già si perdeva a Scuola, quelli esclusi anche dall’accesso informatico e digitale. Sono dati del Ministero, forse troppo ottimistici ma abbastanza speranzosi. Bisogna però fare di piu! Penso ad esempio ai ragazzi Rom dei quartieri più poveri della mia città o ai loro coetanei dei quartieri più periferici. La seconda sfida è la più difficile perché riguarda tutti noi adulti: ripensarsi come società una volta usciti da casa per evitare quell’idea che Tutto, anche la Scuola, non sarà mai più come prima!

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Andrea Bevacqua
Andrea Bevacqua insegna lettere alle scuole medie. Si appassiona a storie e racconti e ama mischiarsi tra la gente