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John Frusciante e il racconto della sua Niandra

Viaggio nel primo album solista di John Frusciante che uscì dai Red Hot Chili Pepper (per poi tornare altre volte...), evadendo dal successo

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Si parla di Campo di grano con volo di corvi come il testamento spirituale di Vincent van Gogh, morto suicida all’età di 37 anni, oppure de L’urlo di Edvard Munch come fedele rappresentazione della catastrofe emozionale cui l’animo umano spesso è soggetto. Non percepire il trasporto emotivo che genera la contemplazione di dipinti di questa natura è impossibile.

Essa rapisce l’anima degli spettatori e la proietta nella tela, facendo vivere all’osservatore i moti dell’animo sofferente dell’artista. L’arte è quindi un potente veicolo di emotività e partecipazione, tale da permettere ai suoi ammiratori di poter dire: E’ imbarazzante l’impotenza che ho provato osservando quella tela.

Sullo stesso piano si pone la musica e sono numerosi i brani che evocano diversi stati d’animo o che sono tesi alla rappresentazione dell’emotività umana.
In questo senso si sviluppa il primo album solista di John Frusciante, chitarrista dei Red Hot Chili Peppers negli anni che intercorrono tra il 1988-1992, 1998-2009, fino al 2019, anno in cui il cantautore e polistrumentista di radici italiane si è riunito alla band statunitense.

L’album in questione è intitolato Niandra LaDes & Usually A T Shirt, pubblicato nel 1994, a soli 24 anni, con l’etichetta American Recordings.

In quegli anni John Frusciante abbandonò i Rhcp in seguito all’incapacità di gestire il repentino successo che la band aveva ottenuto grazie all’album Blood Sugar Sex Magik.
Sono gli anni della sofferenza in seguito alla morte dell’amico River Phoenix, delle otto overdose cui Jhon fu vittima e della completa solitudine che l’artista stava vivendo.

Le tracce di Niandra LaDes & Usually A T Shirt rappresentano un mosaico terribilmente affascinante di sentimenti decadenti e stati d’animo tormentati che si traducono in musicalità psichedeliche, note stonate, acuti distorcenti e pianti di chitarra, che inducono l’ascoltatore al desiderio di cambiare disco, ma sarebbe come interrompere un uomo che sta raccontando della sua sofferenza, oppure come chiedere al Museo d’Orsay di nascondere i quadri di van Gogh perché disarmano la tua interiorità.
L’inquietudine e il terrore sono percepibili in As Can Be, che sembrerebbe essere il monologo del disordine, presentato al pubblico attraverso tonalità discordanti e cupe, mentre la chitarra di John Frusciante disegna il contorno a questo quadro straziante. Il tema del disordine ritorna dirompente in brani come Head (Beach Arab) e Big Takeover, al limite del fastidioso per le diverse chitarre accostate e le note folk grezze e non curate. Curtains si caratterizza per il ritmo ipnotico della ballata mentre Running Away Into You risuona tra eco e chitarre lineari.
L’unicità dell’album è risaltata dai brani Mascara e Been Insane in cui voci sovrapposte si amalgamano con la chitarra folk creando effetti espressivi che evocano decisamente la follia, il disordine, l’incertezza e la solitudine, tematica presente negli altri due brani Skin Blue e Your Pussy’s Glued To A Building On Fire, in cui la voglia di amare è forte.
Il brano Blood On My Neck From Success è il testamento opprimente della sofferenza umana mentre Ten To Butter Blood Voodoo evoca ulteriormente la follia umana per le doppie voci che cantano su una strumentale incalzante. Seguono poi una serie di brani non titolati in cui la chitarra folk accompagna in modo ipnotico assoli strazianti seppur colorati di note che lasciano intravedere una luce alla fine del tunnel.

Niandra LaDes and Usually A T Shirt potrebbe così considerarsi l’album-manifesto dell’uomo dilaniato dalla sofferenza che tende con tutte le sue forze alla libertà. Sicuramente i primi ascolti vi porteranno a distorcere il naso, ma immedesimandovi nei suoni e nelle tonalità seguirete naturalmente il filo del racconto, perché la follia sofferente è parte dell’uomo.

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Pierpaolo Manfredi
Pierpaolo Manfredi, diplomatosi presso il Liceo Classico "Giuseppe Garibaldi" di Castrovillari, e attualmente studente universitario, ha da sempre raccolto stimoli intellettuali dai vari settori della società traducendoli in scritti di varia natura. Negli anni del Liceo ha contribuito con diversi articoli sul giornale scolastico ed ha avuto esperienze con La Repubblica on-line grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Attualmente collabora con diverse riviste culturali italiane, tra cui Il filo rosso, con sede a Cosenza, e L'isola che non c'era, con sede a Milano. Oltre che in italiano, parla e scrive correntemente in inglese e francese.