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Papa Francesco, il carcere e la lettera a Luca Casarini

Nella Via Crucis 2020 Papa Francesco ha toccato il cuore dei fedeli e non solo portando in risalto i temi legati ai detenuti e a chi soccorre i migranti

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papa francesco

I perbenisti si saranno nuovamente scandalizzati. Non ho fatto ancora in tempo a fare un giro sui blog personali di Aldo Maria Valli e Antonio Socci, due dei principali esponenti del mondo antibergogliano, sicuramente avranno lanciato le loro invettive contro questa ennessima trovata di Papa Francesco. Dare voce ai detenuti, far diventare la loro croce quella del mondo intero per una notte. Allo scenario ci siamo abituati: Piazza San Pietro è a tratti apocalittica, sembra uscita dal set di un film di fantascienza.

Via della Conciliazione un’enorme distesa di sanpietrini orfani di piedi stanchi e chiassosi. Surrealismo misto alla più autentica realtà. Il carcere diventa casa di tutti, forse perché tutti oggi, siamo in questa condizione. Anche se non è la stessa cosa. Non è paragonabile. A fianco a me ho uno smartphone con cui anche durante una funzione religiosa, non si dovrebbe fare, posso messaggiare con qualcuno e poi se voglio alzarmi e andare nell’altra stanza o uscire un attimo a vedere la strada vuota dal balcone posso farlo. In carcere si sta infinitamente peggio.

Me lo raccontano le amiche e gli amici che lo frequentano o lo hanno frequentato a vario titolo. In carcere si muore, lo leggiamo sui report delle associazioni per i diritti dei detenuti. Non è paragonabile, ma per una sera, una di quelle che durante l’anno scuotono le coscienze di tutti, il carcere ci è diventato familiare, si è fatto casa di tutti, ha accolto la disperazione di una croce e la speranza del riscatto della Resurrezione.
E così passo dopo passo in una San Pietro spoglia si sono alternati i racconti. Gli ergastolani hanno finalmente trovato diritto di parola, i Barabba della Storia, i crocifissi del nostro tempo. Quelli inchiodati al muro con le loro storie, con chi hanno lasciato per strada. Il peso della propria storia che non si potrà mai cancellare e la riscoperta che c’è sempre un giorno nuovo da ricominciare e una umanità da riscoprire.

E in quel passo dopo passo, in quella San Pietro apparentemente vuota ci siamo tutti. Quasi in un abbraccio a riscoprirci più umani, a praticare le strade del possibile e anche dell’impossibile. È l’umanità che prende il posto della disumanità, che rinasce dai chiodi di una croce. Nel mezzo del frastuono di una politica italiana che ora la butta in caciara su acronimi economici che ricordano più calciatori argentini e videogiochi sul calcio, si eleva la figura scandalosa di Bergoglio.

Non solo ci porta i detenuti, i disperati in terra in casa ma ci regala anche una lettera, poche righe che passeranno alla Storia. Destinatario Luca Casarini e la sua “ciurma” di Mediterranea. Oggetto la chiusura dei porti italiani in tempo di Covid-19. Un altro scandalo per un uomo meravigliosamente scandaloso, non riportarvene le parole sarebbe come tacere davanti al trionfo e alla bellezza dell’Umanità.

Luca, caro fratello, grazie tante per la tua lettera che mi ha portato Michael.

Grazie per la pietà umana che hai davanti a tanti dolori. Grazie per la tua testimonianza, che a me fa tanto bene.

Sono vicino a te a ai tuoi compagni. Grazie per tutto quello che fate. Vorrei dirVi che sono a disposizione per dare una mano sempre. Contate su di me. Ti auguro una santa Pasqua. Prego per Voi, per favore, fatelo per me.

Che il Signore Vi benedica e la Madonna Vi custodisca. Fraternalmente,

Francesco

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Andrea Bevacqua
Andrea Bevacqua insegna lettere alle scuole medie. Si appassiona a storie e racconti e ama mischiarsi tra la gente