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“O partigiano, portami via!” La Resistenza nell’era del Coronavirus

Strano parlare di Resistenza ,eppure si delinea una nuova Resistenza ma non ha l’odore fumante degli spari di un fucile e non si consuma nei boschi.

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fiori rossi, montagna e resistenza

La vita al tempo del Coronavirus è difficile, richiede uno sforzo non indifferente di cambiamento, ma anche di Resistenza.

Viviamo spesso in un ruolo che non ci appartiene, relegati nelle mure domestiche, impossibilitati a vagare, a scappare o a muoverci, così Resistiamo contro ogni immaginario, diventiamo più forti e opponiamo una forza uguale e contraria alla voglia di riunirci, di abbracciarci e di vederci. Strano parlare di Resistenza con queste coordinate, proprio ora che ricorre l’anniversario del 25 aprile a cui il termine è associato per riferirsi alla Liberazione dell’Italia dalla morsa dell’occupazione tedesca, eppure è quanto mai attuale riprendere questo concetto e ricalibrarlo sulla realtà. Si delinea una nuova Resistenza, non ha l’odore fumante degli spari di un fucile e non si consuma nei boschi; ha il sapore acre della noia e il sentore acido del fallimento per chi aveva costruito la propria ricchezza, il proprio guadagno sulle relazioni.

Non c’è una baita di montagna con il cielo come bagno, le ferite sanguinanti per gli spari, la fame e il terrore di essere scoperti, ma c’è la paura di soccombere, di perdere una battaglia a cui non ci eravamo resi conto di partecipare e non ci sono fucili a difenderci dall’oppressore, ma guanti, mascherine e isolamento. Così si Resiste nelle case, circondati da mura spesse, costruite con accuratezza e tempestate di foto sorridenti scattate da chissà quale parte del mondo. Si Resiste, con declinazioni diverse, ma si Resiste.

Si Resiste la mattina, quando cerchi di svegliarti presto per dare regolarità al tuo ciclo di veglia; si Resiste contro il tempo, per acciuffarlo e impiegarlo in modo costruttivo, evitando di assopire mente e sensi; si Resiste a pranzo, guardando il piatto succulento e fumante e giurando che è l’ultima volta in cui si contravviene alla dieta; si Resiste per spiegare ai bambini che presto finirà, che un esserino cattivo minaccia le nostre vite, ma stiamo per sconfiggerlo.

Si Resiste davanti al Tg, a sentire le morti e a vedere le bare accatastate che non trovano collocazione.

Si Resiste il pomeriggio, quando ci si sdraia sul divano per cercare un riposo a cui il corpo si ribella; si Resiste per andare a fare la spesa, quando guanti e mascherine sembrano toglierti il respiro; si Resiste per pagare la cassiera del supermercato, spendendo gli ultimi risparmi e confidando negli aiuti statali.

E’ strana questa nuova forma di Resistenza a cui il mondo ci ha sottoposti, eppure esiste, ci ha ormai permeati, ma mai come in questo 25 aprile silenzioso e sommesso, ne percepiamo senso e valore perché vivo tra noi. E, quasi come per uno scherzo del destino La casa di carta, la serie tv più blasonata e seguita degli ultimi mesi ci torna in aiuto, intonando il canto partigiano e omaggiando quella Resistenza italiana così particolare e al contempo così attuale che diventa Resistenza mondiale. Cantiamo tutti Bella ciao! davanti allo schermo della nostra smart tv e ci​ riconosciamo in quei sequestratori, all’apparenza cattivi, che, al contrario, resistono contro il capitalismo spietato delle banche e contro i soprusi di un neoliberismo che ci ha visti sconfitti.

Allora torniamo tutti partigiani, parteggiamo per la Liberazione dallo strano virus che, straniero o no, ci ha cambiati e, mai più di ora, O partigiano, portami via diventa l’inno alla Vita, alla Resistenza, alla Libertà.
Chissà, forse un giorno, accanto al 25 aprile, festeggeremo una nuova ricorrenza e canteremo forti e vigorosi nelle piazze una nuova nenia di Liberazione: sarà giugno, sarà settembre, sarà marzo 2021, ma un nuovo anniversario è alle porte, quindi continuiamo a sognare come hanno fatto i partigiani che hanno creduto in un sogno e lo hanno realizzato. Ancora una volta la storia ha qualcosa da insegnarci e allora crediamoci “per la libertà”.

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Teresa Francesca Magarò
Teresa Francesca Magarò insegna Italiano, Latino e Greco, ama il suo lavoro, le relazioni e le persone. Affetta da una strana forma di filantropia, si dedica a tutte le attività umane con trasporto e dedizione. Adora leggere, scrivere e viaggiare.