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Se riaprono le chiese riaprano anche le scuole

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Al cristiano la riapertura delle scuole dovrebbe interessare al pari di quelle delle chiese. Non mi sembra però che ci siano stati interventi significativi su questa questione che mi interpella da cristiano e cittadino dove le due cose si intrecciano se riteniamo la Fede anche un impegno politico, un’affezione alla polis, al bene comune, alle vite degli uomini e delle donne delle nostre comunità.

Penso di essere in buona compagnia in questa riflessione perché come al solito è la base di ogni comunità sociale che si muove e si fa avanguardia rispetto ai vertici. Dal Cardinale Bassetti, presidente della Cei, che pur stimo per alcune prese di posizione sui migranti e l’accoglienza, l’impegno politico e il dialogo interreligioso mi sarei aspettato un secondo tempo dopo la firma del protocollo che sancisce la riapertura delle chiese. Una sorta di fuori onda in stile Papa Francesco: “Caro Primo Ministro, ma le scuole che fine fanno?“.

Martedì 5 maggio su Avvenire, nella pagina delle “Idee e commenti”, si è aperto un interessante dibattito dal titolo: “Cristiani, presenza da reinventare”. Il termine presenza diventa un nodo centrale in questo tempo e tra gli interventi la biblista Rosanna Virgili poneva l’attenzione sulla dialettica tra forti e deboli nella comunità cristiana individuando i forti come coloro che in questo tempo hanno dimostrato di riuscire ad essere Chiesa anche nelle proprie case e comunque senza la comunione sacramentale e i deboli coloro che invece hanno spinto da subito per una riapertura delle chiese perché “senza eucarestia per troppo tempo non possiamo vivere.

La questione sollevata dalla Virgili mi sembra però interessante nell’ottica di una comunità matura che riesce a vedere in questo tempo sospeso e pensante una dimensione di trasformazione. Pensiamo a quanti si sono rimboccati le maniche a favore dei più deboli, a coloro tra laici e credenti che hanno continuato ad essere Presenza per coloro che hanno perso speranza e lavoro e hanno sentito la fame bussare alle bocche dei loro stomaci.
Ecco, a quella parte di comunità che oggi ritrova quella Presenza scritta in un protocollo chiedo quel secondo tempo.

La provocazione potrebbe essere ritrovare la Presenza dei banchi di scuola tra i banchi di una chiesa. Non vorrei urtare i miei amici non credenti verso cui mi anima spesso un comune agire in quell’ottica dicotomica suggerita dal Cardinale Martini che ci vede insieme tra i Pensanti contrapposti ai Non Pensanti (tra cui non faccio fatica a vedere tanti credenti) ma mi sembra che sia questo anche il momento delle provocazioni.

Al Cardinale Bassetti perciò dico: apriamo le chiese, gli spazi delle parrocchie, i campetti di terra battuta per ritrovare la Presenza della Scuola, della prossimità. Tutto ciò che della Scuola ci manca e senza cui una società a nessuna latitudine può vivere.

Perché se abbiamo riaperto le chiese perché non possiamo riaprire le scuole?

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Andrea Bevacqua
Andrea Bevacqua insegna lettere alle scuole medie. Si appassiona a storie e racconti e ama mischiarsi tra la gente