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Sound Bocs, nuovo progetto di “Musica contro le mafie”

Il direttore artistico Gennaro de Rosa ci racconta Sound Bocs il nuovo progetto Music Farm che nasce grazie a Musica contro le mafie

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sound bocs 1

Abbiamo “incontrato” Gennaro de Rosa, Ideatore e coordinatore di Musica contro le mafie, direttore artistico dell’omonimo premio giunto alla sua decima edizione che ci ha raccontato come, in questo tempo sospeso, prosegua l’attività dell’associazione e di un progetto, che comunque sia, si svolgerà a settembre ai Bocs Art di Cosenza.

Sound Bocs è la prima Music Farm in Italia a sfondo civile promossa dalla sua associazione Musica contro le mafie della rete di Libera numeri e nomi contro le mafie da anni impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata. Crede che questo Paese abbia più bisogno di cultura e arte o di impegno civile per fronteggiare le mafie?

Credo che le cose siano strettamente collegate, la cultura e l’arte sono le fondamenta sulle quali poter costruire la coscienza civile di ognuno. Noi da anni ci ispiriamo ad una famosa frase di Italo Calvino tratta da “Lezioni Americane”: «prendete la vita con leggerezza che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Dobbiamo documentarci, leggere e approfondire le cose non accontentarci dei saperi di seconda mano (come li chiama Don Luigi Ciotti).
Per combattere le mafie bisogna conoscerle e le armi per farlo sono: cultura e spirito critico.

Sound Bocs è un incubatore musicale, un progetto nato per coltivare buone idee e buone prassi. Ma lei prima di occuparsi di questo era un musicista. Quanto pensa di restituire agli altri con questo progetto in qualità di Content Coach? E quanto la musica le ha tolto oppure le ha dato?

Noi ci siamo sempre occupati della diffusione di Buone idee e Buone Prassi attraverso la musica e i musicisti, ma stavolta, come si fa in una vera “fattoria”, puntiamo a coltivarle e lo faremo insieme a 10 giovani artisti che saranno selezionati tra tanti che stanno facendo richiesta. Riguardo al mio impegno come “content coach” è una cosa che mi entusiasma moltissimo. Ho sempre lavorato dietro le quinte di tutte le nostre attività, cosa che faccio con grande piacere, non amo i riflettori puntati su di me soprattutto in un contesto come quello di “Musica contro le mafie”. L’idea è quella di mettere a disposizione di questi giovani artisti le mie due anime, quella musicale e quella di persona che ormai da più di 10 anni si occupa di formazione civile. Penso spesso a quanto la musica mi abbia dato o mi abbia tolto e credo che questa battaglia imperversi sempre in me ed abbia dinamiche mobili assimilabili a quelle di cui parlava Empedocle in quel famoso equilibrio creatore tra Odio e Amore. (ride, ndr)

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Gennaro de Rosa

Il bando è aperto a tutti gli under 35, vedrà 10 artisti selezionati vivere l’esperienza unica di una residenza artistica per dare libero sfogo alla loro creatività. Che valore e risorsa possono essere i giovani oggi?

I ragazzi sono il futuro e sono bravi, capaci di una velocità di esecuzione in modalità multitasking che è fondamentale per il mondo che ci apprestiamo a vivere. Noi che abbiamo percorso qualche passo in più, quando ci rivolgiamo a loro, dobbiamo ricordarci sempre, che oggi il linguaggio è cambiato molto. La comunicazione iconica sta sostituendo completamente quella delle parole. Con “Musica contro le mafie” grazie ai vari progetti che facciamo nelle scuole cerchiamo di costruire in questo senso. Facciamo in modo che siano loro i protagonisti della costruzione di questo nuovo linguaggio. Questo cambio di forme di comunicazione che stiamo vivendo con una accelerazione incredibile è evoluzione e dobbiamo elevarci a questi nuovi codici.
Sound Bocs vuole anche mettere in relazione più generazioni: quella di noi quarantenni, quella dei ragazzi tra i 20 e i 30 anni e poi i cosiddetti Millennials. Credo da sempre che l’abbraccio tra le generazioni possa essere il modo più efficace per costruire e farlo bene.

Come cambia il lavoro svolto quotidianamente con questa emergenza in corso, ma soprattutto come viene rimodulato un progetto come Sound Bocs che ha bisogno di contatto, condivisione, socialità?

Questa emergenza ci ha trovati impreparati da molti punti vista, non solo da quelli più evidenti come quello sanitario, sociale ed economico. Crediamo che in molti stiano valutando male approcciandosi a questa emergenza come ad un adattamento momentaneo, in realtà è un cambiamento epocale. Saremo tutti ricordati come quelli dell’epoca del passaggio dal mondo reale a quello virtuale, due mondi che fino ad oggi abbiamo visto come separati ed antagonisti, ma che sono indissolubilmente legati. Noi stiamo cercando di cambiare il nostro modo di pensare e di approcciarci ai progetti futuri e alla costruzione di nuove attività. Non è semplice, ma viviamo un epoca che ha mutamenti repentini e la capacità di essere dei bravi equilibristi è fondamentale.
Sound Bocs quindi è cambiata e cambierà anche ora grazie ad un piano “B”, ma stiamo lavorando ad un piano “C”, e se ce ne fosse bisogno metteremo in campo un piano “D”. Stiamo vivendo un momento di “distanziamento fisico” e non sociale; crediamo e apprezziamo la socialità forte e genuina che siamo stati tutti capaci di vivere in questi mesi senza toccarci.

Lei è più proiettato nel futuro o nel passato? Sa individuare un momento di svolta nella storia della sua associazione in cui ha detto “sento di essere nel posto giusto a combattere per una giusta causa?”

La sua domanda mi fa venire in mente una frase di Nichiren Daishonin quando dice che non ci può essere discontinuità fra le tre esistenze di passato, presente e futuro perché non sono separati, ma si susseguono con continuità e in un libro che si chiama “L’apertura degli occhi” cita un Sutra e dice «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente». Quando ci sentiremo nel posto giusto, quindi arrivati, vorrà dire che qualcosa in questo percorso ad un certo punto non ha funzionato. Non bisogna mai sentirsi arrivati, cerchiamo da anni di non dare mai nulla per scontato, di avere l’umiltà di metterci in discussione continuamente. L’unica certezza che abbiamo è quella di aver scelto la strada da percorrere che è quella della curiosità e della ricerca della conoscenza. Per La giusta causa? Si combatte con l’impegno quotidiano.

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