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Silvia Romano, Gesù soffrì della Sindrome di Stoccolma?

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silvia romano africa

Sono passati solo pochi giorni dal ritorno di Silvia Romano in Italia, eppure il linciaggio mediatico nei suoi riguardi non ha precedenti.

La sua colpa? Non aver rispettato le aspettative di un popolo che la voleva conforme agli schemi del rapito.

Ci sono degli archetipi a cui ognuno di noi è legato, corrispondono più o meno ai personaggi di un romanzo: la principessa, il principe, il rapitore, il rapito, il buono, il cattivo ecc. E’ così che si costruiscono le trame delle migliori fiction, ma nella realtà i confini netti lasciano il posto alle sfumature.

Silvia Romano parte per il Kenya per offrire un servizio di volontariato ad una parte del mondo in difficoltà, poi viene rapita da un gruppo di terroristi islamici, probabilmente si innamora di uno dei suoi carcerieri e si converte all’Islam.

Queste due cose proprio non si sopportano, nel meccanismo delle categorie bene/male non si può abbracciare la religione di uno del rapitore e pure innamorarsene, così arrivano le offese, gli insulti e si inneggia addirittura al complotto.

Masse informi di qualunquisti del web fanno del cristianesimo la propria bandiera, pur non essendo mai entrati in una chiesa, richiamano la Sindrome di Stoccolma e accusano di tradimento.

Ma è così strano per una donna aver portato la propria croce, averne tratto un’opportunità ed essere felici per il ritorno a casa dopo aver scoperto una nuova forma di incontro con la propria spiritualità?

Insomma la si accusa di essere sorridente, di essersi convertita, di non aver denunciato i suoi carcerieri. In poche parole la si accusa di aver sovvertito le nostre aspettative.

Eppure nella Casa di Carta Monica, la segretaria del direttore della Zecca di Stato, si innamora di Denver, uno dei rapitori e per giunta dopo che lui le ha conficcato un proiettile nella gamba.

Lì, no, non ci è sembrato strano che la rapita si sia innamorata del rapitore, anzi, quando Mosca, provava a far desistere il figlio, in cuor nostro abbiamo anche tifato per questo amore. Ora, però, ci sembra strano e anormale (che poi vorrei conoscere tanto il concetto di normalità per questi sapientoni), perché bisogna trovare un nemico comune su cui riversare tutte le nostre frustrazioni e allora quale miglior soggetto se non una donna e pure neoislamica?

Ma non è finita qua, fu proprio Gesù Cristo in persona – guardate un po’… – che, nonostante la condanna e la tortura a cui gli uomini lo sottoposero, sbeffeggiandolo e incoronandolo di spine, ci ha perdonati, professando un amore immenso verso l’umanità.

Ma allora anche Gesù potrebbe esssere affetto dalla Sindrome di Stoccolma? Scherzi a parte. Possibile che il perdono sia così assurdo da comprendere?

Silvia Romano ha perdonato i suoi carcerieri, esprimendo uno dei più alti livelli di elevazione spirituale, quella di cui un vero cristiano dovrebbe essere continuamente portavoce. Ma qui, in Italia, ci piace parlare di religione quando può essere strumento di propaganda, quando ci identifica annientando l’insicurezza che viene dall’ignoto, non quando se ne devono cogliere i veri aspetti salienti.

Eppure anche San Francesco d’Assisi fu preso per pazzo quando, dopo aver incontrato Cristo, si spogliò dei propri averi e con serafica serenità fondò una nuova comunità.

Non esistono categorie a compartimenti stagni per gli uomini, perché siamo fatti di emozioni e di sentimenti, ma per capirlo bisognerebbe conoscere, sapere, fare esperienza della realtà, esistere come soggetti umani e non come oggetti.

Ci fa più comodo odiare, perché l’odio viene dall’ignoranza, da quell’assenza di conoscenza che ci rende poveri e sterili, non permettendoci di cogliere la varietà dei punti di vista.

Accusiamo Silvia Romano perché non la capiamo e questo fa paura.

Preferiamo trincerarci nel recinto delle nostre certezze per poter vivere tranquilli. Preferiamo rimanere piccoli, perché crescere fa paura.

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Teresa Francesca Magarò
Teresa Francesca Magarò insegna Italiano, Latino e Greco, ama il suo lavoro, le relazioni e le persone. Affetta da una strana forma di filantropia, si dedica a tutte le attività umane con trasporto e dedizione. Adora leggere, scrivere e viaggiare.