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Il cortometraggio di Billie Eilish contro il body-shaming

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Billie Eilish

La star statunitense, Billie Eilish, prende posizione contro il body-shaming, pubblicando un cortometraggio dal titolo Not my responsibility in cui si rivolge agli haters e ai violenti dei social con un messaggio chiaro e profondo.

Voi mi conoscete? – dice – Mi conoscete davvero? Avete opinioni riguardo le mie opinioni, la mia musica, i miei vestiti, il mio corpo. Alcuni mi odiano per ciò che indosso, altri mi lodano, qualcuno lo usa per umiliare gli altri, altri per umiliare me“.

Battaglia alla quale Billie Eilish, a onor del vero, aveva già preso parte in occasione del Where Do We Go Tour, lo scorso 9 marzo, quando si spogliò sul palco contro le speculazioni mediatiche sul corpo della cantante diciottenne.

Lo sfogo della cantante statunitense si chiude riaffermando che il valore di una persona prescinde le apparenze, e non deve esserne una conseguenza.

Non avete mai visto il mio corpo, eppure mi giudicate, e mi giudicate per questo. Perché? Giudichiamo le persone in base alle loro taglie, noi decidiamo chi sono, noi decidiamo quanto valgono. Se mi copro di più, se mi svesto, chi decide chi sono? Il mio valore si basa solo sulla tua opinione di me? No, non è una mia responsabilità“.

La stoccata verso gli haters risuona come un fulmine carico di energia, parole vere, pronunciate da una ragazza sensibile, prima ancora che da una star della musica: “Percepisco sempre i vostri sguardi, e nulla di ciò che faccio resta invisibile. Vuoi che sia più piccola? Più morbida, più debole, più alta? Vuoi che stia zitta? Ti provocano le mie spalle oppure il mio petto, o i miei fianchi, o il mio ventre?“.

Mi permetto, a questo punto, di suggerire ai nostri lettori, utilizzando per la prima volta la prima persona, di leggere questo articolo come se fossimo noi i diretti interessati del messaggio, come se uno dei nostri amati parenti sia dalla parte della vittima, o addirittura, come se noi stessi fossimo a subire.

La banalità del male la si conosce, ma non la si riconosce, perché il bene non appaga quanto il male, da una parte, quella schiacciata dal peso delle frustrazioni e delle velleità, i reali sconfitti di tutto questo discorso.

Limitiamoci ad ascoltare la musica, a leggere i libri, a godere della bellezza dell’arte, nel senso più lato del termine, perché forse, e dico forse, è l’unica cosa realmente pura che ci è rimasta.

Isoliamo i violenti, uniamoci insieme, grandi e piccoli, ricordandoci che, per esempio, Stephen Hawking è andato sullo spazio in sedia a rotelle, Andrea Bocelli suona (e che emozione sentirlo) senza guardare, e quanti altri come loro.

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Pierpaolo Manfredi
Pierpaolo Manfredi, diplomatosi presso il Liceo Classico "Giuseppe Garibaldi" di Castrovillari, e attualmente studente universitario, ha da sempre raccolto stimoli intellettuali dai vari settori della società traducendoli in scritti di varia natura. Negli anni del Liceo ha contribuito con diversi articoli sul giornale scolastico ed ha avuto esperienze con La Repubblica on-line grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Attualmente collabora con diverse riviste culturali italiane, tra cui Il filo rosso, con sede a Cosenza, e L'isola che non c'era, con sede a Milano. Oltre che in italiano, parla e scrive correntemente in inglese e francese.