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Un singolo passo: il viaggio Erasmus di Coltellacci, Cedeno e Rollo

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un singolo passo - Tunué

Un singolo passo edito da Tunué

Negli ultimi anni sta diventando tendenza il servirsi delle proprie esperienze per metterle a servizio del racconto. Ogni epoca ha un proprio modo di raccontare che sfocia in un preciso genere letterario.
Se per esempio nel ‘700 e ‘800 Defoe, Salgari, Verne del genere avventuroso ne avevano fatto un marchio, oggi potremmo dire che il viaggio esperienziale, che si basa su eventi autobiografici, rappresenta uno stile narrativo riconosciuto.
Ma non solo, a quanto pare sembra che siamo noi lettori ad avere bisogno di questo genere narrativo, ne abbiamo fame!

Se appare molto semplice riuscire a giudicare una visione letteraria lontana dal nostro quotidiano: le avventure, i posti esotici, i tesori nascosti e maledetti; valutare un libro che racconta una propria esperienza diretta e intima risulta assai più complicato, anche se romanzata.
Alla fine chi sta scrivendo, sta facendo un atto di apertura nei confronti di chi leggerà quel racconto. Apre delle ferite; descrive ricordi; il proprio vissuto, perciò, valutare oggettivamente quell’esperienza ne deriva una maggiore responsabilità.
Significa infilare il dito in una lesione che potrebbe ritornare a sanguinare, a fare male, in alcuni casi. Perché a volte noi lettori siamo giudici spietati, e se qualcuno in questo esatto momento pensa: “Vabé! Nessuno l’ha costretto a raccontare quel genere di cose” mi sta soltanto dando conferma…

Mi domando quindi come può un autore riuscire ad aprirsi e nel contempo a proteggersi da eventuali attacchi? Pensavo a queste cose quando ho finito di leggere Un singolo passo che racconta la storia di un ragazzo che decide di fare l’Erasmus a Porto. Vengono narrate le emozioni, i sentimenti di questo giovane che si approccia alle prime esperienze della propria vita.

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Capita a pennello che io Erasmus l’abbia fatto ma non posso prenderla come termine di paragone, dato che la mia è stata un’esperienza fuori dal comune. Però un filo rosso l’ho trovato: quella voglia di essere protagonisti del proprio vissuto e non semplici spettatori.
Sarà perché l’Erasmus ha un inizio e una fine ben rimarcate, si riesce a vedere con distacco la propria vita si impara a saper rincorrere le cose giuste, anche se spesso irraggiungibili, come sostiene Fà l’amico di Baffo (il protagonista) bisogna brindare alla fine, perché le cose finiscono, bisogna solo viverle bene.

Un singolo passo, si basa su la storia personale dello sceneggiatore Lorenzo Coltellacci che ha trovato due buoni compagni in questo viaggio: Niccolò Cedeno che si è occupato delle matite e delle chine, e di Enrico Rollo che ha curato i colori, l’impaginazione e il lettering.

Vedi qui il libro.

 

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Il Cactus Verde
Spinosa come il cactus, di origini calabresi, vaga tra l'Italia e la Spagna in cerca di fortuna e si sa che la Fortuna aiuta gli audaci... che lo sia oppure no, non so dirvi, ma quello che è certo è la passione per il disegno e per le Arti in generale.