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Carlo Giuliani, sembra ieri da 19 anni

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carlo giuliani piazza

Sembra ieri eppure sono passati 19 anni. Piazza Alimonda a vederla dal vivo, scevra di manifestanti, estintori e camionette dei carabinieri è piccola come tutti i luoghi ingigantiti dalla televisione.

Effetto analogo avevo provato a qualche chilometro più ad ovest nel Teatro Ariston di Sanremo, immenso da casa, tempio di Pippo Baudo e Laura Pausini piccolo dal vivo e simile ad altri teatri e cinema disseminati in tutta la Penisola.

A Genova ci sono andato molti anni dopo, il giorno di Carlo Giuliani venivo bocciato per la prima e unica volta, penso, ad un esame dell’università, avrei fatto meglio a mettermi nel treno con altri centinaia di giovani e non che avevano assaltato i mitici treni notturni da Paola direzione Nord.

Li guardavo con ammirazione e anche un po’ di amaro in bocca: “si sarebbe potuto partire”.

Il giorno prima di Carlo Giuliani era stata una manifestazione colorata, “La carovana dei migranti” così era stata ribattezzata.

Pacifica e senza alcuno scontro. Il giorno dopo fu il delirio e quello dopo ancora peggio.

Quelle reti che proteggevano il summit degli 8 da noialtri, quella zona rossa, quegli 8 contro i 6 miliardi della Terra, il Mondo reale contro quello “Legale” sapevano e sanno ancora di ingiustizia e disuguaglianze capaci di riecheggiare ad ogni angolo di strada di ogni continente.

Il clima nei mesi precedenti al G8 si era particolarmente appesantito.

Alcune dichiarazioni dei leader del Movimento le avrei evitate, forse anche qualche sceneggiata di Plexiglas.

All’Università della Calabria, nell’Aula Caldora, era arrivato don Vitaliano della Sala. “Siamo in guerra”, aveva detto tuonando in una sala gremita.

Fu una guerra impari, dalla mattina di venerdì fino a sabato inoltrato non solo i trecentomila di Genova ma un po’ noi tutti le abbiamo prese.

Carlo Giuliani morì in un imprecisato attimo di un pomeriggio di televisori accesi e notizie che rimbalzavano dal Media Center dalla scuola Diaz, quella che poi diventerà una macelleria messicana alla fine di un sabato poco qualunque e poco italiano.

A Cosenza, quelli rimasti e più cazzuti inscenarono l’occupazione del palco di Invasioni. C’era l’atteso concerto di Suzanne Vega.

Ovunque, in ogni angolo del Pianeta, si susseguirono manifestazioni di sdegno per quanto visto nel pomeriggio, gli attacchi delle Forze dell’Ordine a manifestanti inermi avevano fatto il giro delle televisioni di tutto il mondo.

La forza dirompente di quelle immagini avrebbe potuto scalfire il Movimento e invece lo rafforzò ma furono giornate toste stando non solo alle immagini ma ai racconti dal vivo e sulla carta stampata.

Iniziò un’estate di racconti e resoconti giornalistici.

Consiglierei per una lettura attenta dei fatti il libro di Giulietto Chiesta “G8/Genova” edito da Einaudi come anche il documentario “Carlo Giuliani, ragazzo”.

Questi due titoli per farci un’idea di ciò che era solo iniziato. A quell’Estate infatti seguirono due autunni intensi di partecipazione.

Poi la storia in un’alba di novembre ci arrivò a Cosenza. 13 altri ragazzi venivano arrestati per sovversione del sistema economico mondiale.

La storia ci impone di dire che cronologicamente il Movimento nel massimo del suo splendore vide la sua fiammella spegnersi proprio dopo il Social Forum Europeo di Firenze e le giornate di Cosenza.

In granparte è vero, non si può negare il contrario. Da quelle piazze di Genova e ancor prima di Seattle una generazione intera imparò a rivivere i territori, a contaminarsi per le lotte civili, a mettersi insieme. Il lavoro, l’acqua, i migranti, i servizi pubblici e la casa divengono i nuovi terreni su cui impegnarsi.

Chi vive i territori sa bene che le fiammelle restano sempre accese ovunque ci sia qualcuno che lotta e si impegna quotidianamente per annullare e abbattere le disuguaglianze.

Ecco su questo non siamo cambiati, Siamo tutt* sovversiv*!

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Andrea Bevacqua
Andrea Bevacqua insegna lettere alle scuole medie. Si appassiona a storie e racconti e ama mischiarsi tra la gente