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I Watt: storia di una giovane band milanese

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Watt

I Watt sono tra le più giovani band del panorama pop rock italiano e nonostante la giovane età hanno già calcato alcuni dei pachi più importanti d’Italia, dall’ Alcatraz di Milano a San Siro, serata in cui hanno aperto il concerto di Davide Van De Sfroos.

La band è composta da:

Greta Rampoldi (voce) inizia a studiare canto a sei anni. Dopo un periodo con Silvana Lorenzetti incontra Roberta Granà (docente CPM e corista di Laura Pausini, Giorgia, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti…) con cui sta facendo un percorso appassionante da anni.

Matteo Rampoldi (batteria) si innamora della batteria frequentando il back stage di alcuni Zelig in tour negli anni 2003-2004, e alle elementari inizia lo studio dello strumento con Eugenio Mori (collaboratore di Gianna Nannini, Biagio Antonacci, 883, PFM…) prima privatamente, quindi all’Accademia del Suono, dove svolge importanti esperienze di music coaching con i docenti della scuola.

Luca Corbani (basso e voce) si appassiona al mondo del palcoscenico fin da piccolissimo, inizia a studiare canto e recitazione musical al Fuori di Danza di Milano, vincendo alcuni concorsi canori per bambini. Prosegue il percorso vocale con Roberta Granà, ma si concentra sul basso elettrico, di cui studia i primi rudimenti con Valerio della Fonte.

Luca Vitariello (chitarre e produzione) dopo un periodo da autodidatta come chitarrista, si appassiona progressivamente alla composizione e produzione musicale. E’ autore delle musiche della maggior parte dei pezzi del gruppo, che nascono comunque sempre da un suo spunto ed è allievo del Centro Professione Musica di Milano

Il nome della band fa subito intuire che con la loro musica trasmettono potenza, che, anzi, ne sono l’unità di misura.
Non a caso la giovane band milanese ha collezionato molte soddisfazioni nel giro di pochi anni: nel 2018, con il brano Insta Festa, sul palco del Deejay On Stage, vengono definiti band rivelazione; con il brano Na Na Na(la Testa) sono sbarcati su TikTok e gli è stato dedicato un servizio di approfondimento sulla rubrica culturale Storie di Tg2 Rai; i Watt sono anche tra gli otto finalisti del Festival di Castrocaro 2020, dove il 27 agosto si esibiranno andando in onda su Rai 2 e su Rai radio 2.

Il Festival di Castrocaro ha visto il lancio di artisti come Eros Ramazzotti, Zucchero, Fiorella Mannoia e Laura Pausini, rappresentando quindi una vetrina importante per i Watt.

Abbiamo incontrato i Watt per una intervista, in cui, tuttavia, non troverete domande volte a chiarificare questioni legate ai brani, ma le parole di Greta Rampoldi (voce), Luca Corbani (basso e voce), Matteo Rampoldi (batteria), Luca Vitariello (chitarre e produzione) su diverse tematiche, tra cui la loro musica.

Sono davvero contento di poter chiacchierare con voi oggi. La prima domanda che mi è saltata in mente nei giorni scorsi riguarda le influenze musicali della band. Ho notato che i vostri lavori hanno ampi respiri stilistici e in essi è forte la presenza di elementi musicali eterogenei. Avete dunque un background di ascolto musicale comune oppure è diversificato?

“Grazie mille per averci invitato. Noi, in realtà, siamo partiti ascoltando generi totalmente diversi gli uni dagli altri ed eravamo molto statici nell’ascolto. Ad esempio, io, (Luca Vitariello) ero un metallaro fermo e convinto, Luca, il bassista, era un super fan della musica italiana e dei Pooh nello specifico, mentre Greta e Matteo erano dediti a gruppi rock come Alter Bridge, Muse ed Halestorm. Poi, però, ci siamo detti che volevamo fare musica seriamente e abbiamo iniziato a riempire il nostro bagaglio di altri generi e altri artisti. Uno di questi ultimi,che ha messo d’accordo tutti fin da subito, è Caparezza. Così, siamo approdati al pensiero di considerare la musica, senza pregiudizi, come un sistema unico e non come tanti generi separati tra loro”.

Riflettendo e ascoltando la vostra musica, ho azzardato un pensiero circa la fruibilità e la potenzialità dei vostri lavori. Io credo che, per la vostra giovane età e per l’eterogeneità degli aspetti musicali, sia più semplice per voi dar vita ad una hit estiva, che per un artista già maturo. Voi cosa ne pensate?

“Si, siamo d’accordo. Tuttavia, non abbiamo ancora pensato a scrivere di sana pianta una hit estiva, e se qualcuno dei nostri pezzi può sembrare un prodotto del genere, dal nostro punto di vista, non è stato concepito per essere tale. In questo senso, riteniamo che le hit estive per come sono concepite oggi non avranno vita lunga. Noi e la nostra generazione porteremo qualcosa di nuovo, un cambiamento di genere, quindi delle hit estive, senza essere delle hit estive per come le conosciamo”.

Quale metodo utilizzate per comporre ed entrare in studio a registrare?

“Il metodo che seguiamo ci porta ad entrare in studio con un prodotto quasi finito. Ne parlavamo con un maestro, un grande arrangiatore, ed eravamo d’accordo sul fatto che per fare della buona musica bisogna avere le idee chiare prima ancora di metter mano, avere già il progetto in testa e doverlo solo realizzare fisicamente. Noi ci pensiamo molto ed entriamo in studio sapendo già cosa vogliamo. Molti dei nostri provini e molte delle canzoni uscite sono identiche alle bozze di partenza”.

E per i testi invece?

Greta: “I testi, il più delle volte, rimangono quelli di partenza. Capita che vengano cambiate alcune parole o sillabe a seconda delle necessità. In generale, il testo rimane quasi sempre lo stesso. Se capiamo che non ci convince, lo modifichiamo in partenza. Comunque, il testo nasce sempre dopo la produzione musicale perché a seconda delle sensazioni che essa evoca scegliamo le parole da utilizzare”.

Il featuring con Alex Riva in Happy come è arrivato?

Luca Vita: ”Sono produttore anche di altri artisti e con Ale ho iniziato un percorso un anno fa. Volevamo da tanto tempo fare un featuring con lui e ci siamo riusciti. Può sembrare strano fare collaborazioni essendo già una band di quattro componenti, ma è davvero molto interessante e bello, al contrario di quello che si possa credere”.

Parlando tra noi mi avete detto che siete andati a sentire diversi concerti al San Siro di Milano. Vorrei chiedervi, però, questa volta singolarmente, cosa si prova a suonare così giovani in uno stadio?

Greta: ”Credo sia davvero difficile rispondere a una domanda del genere cercando di far capire veramente quello che abbiamo provato. È un misto di paura, emozione, ansia, felicità… a me sembrava di vivere un sogno. Pensare che quel giorno ero sul palco di San Siro, protagonista con i miei fratelli, è bellissimo. Un sogno che si avvera.

Luca: ”Arrivare a San Siro è stato bellissimo. Abitando lì vicino, l’abbiamo sempre visto come una icona, un obiettivo da raggiungere. E quando ci hanno detto che avremmo suonato lì, siamo rimasti spiazzati ma contentissimi; il giorno dell’esibizione è stato un susseguirsi di emozioni a partire dal soundcheck fino a quando si è riempito”.

Matteo: ”Suonare a San Siro non si può descrivere a parole… quando entri ti viene la pelle d’oca. Io per scaricare la tensione quel giorno ho camminato più di 20 chilometri”.

E il -No, non ce la posso fare- è arrivato?

Luca Vita: “No, questo no perché noi tendiamo a prepararci tanto frequentando sempre la sala prove. Così facendo tutto va da sé, siamo sempre preparati prima di un live, ci piace fare le cose per bene. Un po’ di ansia si, ma questo è normale. Quando il sipario si alza non sentiamo più nulla: la musica suona, le parole cantano”.

Qual è la paura più grande legata al mondo della musica?

Luca: ”In realtà, non ho paure perché penso che la musica sia la cosa più bella che mi sia mai capitata nella vita. Non riesco a trovare paure in qualcosa che amo”.

Luca Vita: ”Alla fine per noi è una certezza, la vediamo come un porto sicuro nella nostra vita. La paura arriva dall’insicurezza e quindi non può esserci paura in ciò che ci rassicura.

Greta: ”Sono d’accordo. Che senso avrebbe aver paura invece di godersi i momenti che si vivono? La musica ci sarà sempre, non si può aver paura della musica. Avere paura di far qualcosa che non piace? Sì, può starci, ma se piace a noi perché dovrebbe spaventarci il non-riscontro di pubblico?

Matteo: ”La mia più grande paura è quella di arrivare a sedermi sugli allori, di credere di aver fatto il massimo e di non cercare più il miglioramento. Credo che volersi migliorare sempre e puntare più in alto rispetto a dove ci si trova sia la chiave di tutto”.

Che opinione avete del mercato musicale attuale?

“La musica del nostro secolo è in continua e soprattutto rapidissima evoluzione. Escono in continuazione nuovi artisti che portano qualcosa non ancora presente sul mercato. Oggi c’è sicuramente una forte componente di rielaborazione nella musica.
È difficile accettare che una forma d’arte diventi prodotto commerciale, cosa che permette alla musica di restare a galla in un mondo in cui tutto ha un prezzo. È il compromesso a cui bisogna sottostare”.

Grazie Watt, ora una domanda personale per ognuno di voi.
Voi, sugli strumenti, da cosa vi sentite più rappresentati? Cosa racconta più di voi?
Io, ad esempio, quando prendo la chitarra suono sempre un Fa Maggiore Settima.

Luca Vita: ”A me piace moltissimo aggiungere una settima minore e una nota maggiore agli accordi minori. Questa pratica mi rallegra lasciandomi un velo di malinconia. Quando suono sul piano, suono per prima cosa un Do Minore Settima Nona, perché è quello che mi rappresenta”.

Greta: ”Dal punto di vista di tematiche insistiamo molto su tematiche adolescenziali. Quando mi siedo a suonare il piano, però, il primo accordo è il La Minore.

Luca:” Non esiste qualcosa che faccio sempre prima di suonare, però, dico che, essendo super fan dei Beatles, mi diverto molto a suonare le linee di basso di Paul McCartney, un grandissimo ed intelligentissimo musicista.

Matteo:” Il groove, il ritmo, il portamento sono gli elementi chiave del linguaggio di un batterista. La batteria è uno strumento acustico che non riproduce note ad altezze diverse, per cui l’unico modo che ha un batterista di comunicare con chi lo ascolta è tramite la ricerca di un suono equilibrato che trasmetta emozioni”.

Chi sono i vostri artisti preferiti?
Luca Vita: ”Il mio punto di riferimento sulla chitarra è James Hetfield per la rivoluzione che ha portato nel modo di suonare la ritmica sulla chitarra e fare del metal pesante”.

Greta:” La mia cantante preferita è Avril Lavigne. Penso che abbia scritto delle canzoni stupende”.

Luca:” Paul McCartney per l’intelligenza musicale”.

Matteo:” Il batterista che ho come punto di riferimento è Arejay Hale degli Halestorm”.

Per concludere, come vi vedete da qui a 10 anni?

“Tra 10 anni ci piacerebbe rivivere San Siro da protagonisti. In realtà ci manca uno step nello scenario musicale milanese di alto livello, il Forum di Assago. Sarebbe bello se riuscissimo nell’impresa di organizzare tour nella Penisola, e chissà, magari anche internazionali”.

“Stiamo insieme da sempre, siamo come fratelli e questo è bellissimo”

Ecco le prossime date dei live dei Watt

GIOVEDì 20 AGOSTO/ PALLANZA (Verbano-Cusio_Ossola) Piazza Garibaldi

VENERDì 21 AGOSTO / CODOGNO (Lodi) Piazza Cairoli

SABATO 22 AGOSTO / ALZANO LOMBARDO (Bergamo) Corte di Villa Pesenti

DOMENICA 23 AGOSTO / CANTU’ (Como) Piazza Marconi

LUNEDì 24 AGOSTO / VARZI (Pavia) Piazza della Fiera

MARTEDì 25 AGOSTO / LONATO (Brescia) Rocca

VENERDì 28 AGOSTO / REMEDELLO (Brescia) Piazza Castello

SABATO 29 AGOSTO / STRADELLA (Pavia) Piazzale Trieste

LUNEDì 31 AGOSTO / COLOGNO MONZESE (Milano) Via Mazzini, 9

MARTEDì 1 SETTEMBRE / ORZINUOVI (Brescia) Piazza Garibaldi

MERCOLEDì 2 SETTEMBRE / GALLARATE (Varese) Piazza Libertà

GIOVEDì 3 SETTEMBRE / LENTATE SUL SEVESO (Monza e Brianza) Piazza San Vito

VENERDì 4 SETTEMBRE / SESTO CALENDE (Varese) Piazza De Cristoforis

SABATO 5 SETTEMBRE / SPIRANO (Bergamo) Piazza Ere

DOMENICA 6 SETTEMBRE / MALEO (Lodi) Piazza XXV Aprile

 

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Pierpaolo Manfredi, diplomatosi presso il Liceo Classico "Giuseppe Garibaldi" di Castrovillari, e attualmente studente universitario, ha da sempre raccolto stimoli intellettuali dai vari settori della società traducendoli in scritti di varia natura. Negli anni del Liceo ha contribuito con diversi articoli sul giornale scolastico ed ha avuto esperienze con La Repubblica on-line grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Attualmente collabora con diverse riviste culturali italiane, tra cui Il filo rosso, con sede a Cosenza, e L'isola che non c'era, con sede a Milano. Oltre che in italiano, parla e scrive correntemente in inglese e francese.