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La carezza perfetta di Elena Loewenthal

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Codex Elena Loewenthal

Un viaggio durato vent’anni spaziando tra cittadine del sud e un’isola del Mediterraneo. Matera e Rossano su tutte e poi anonime città del nord che si intravedono tra la nebbia e i ristoranti chiusi alle 9 di sera. Meglio ripiegare su una pizza al taglio.
Si inizia nel 1999 e si conclude vent’anni dopo. Il cerchio si chiude per Elena Loewenthal con una lettera. Un amore perfetto quello tra Lea e Pietro, almeno così lo definisce la scrittrice ed ha tutte le ragioni per farlo.

I due protagonisti del libro La carezza. Una storia perfetta edito da La nave di Teseo nella Collana Oceani, sono ricercatori, annoiati a volte da convegni e colleghi insipidi e mediocri. Innamorati della ricerca, della filologia e della paleografia. Si imbattono in codici bizantini come in testi tardo medievali. Una cura certosina nella scoperta dei vecchi manoscritti al pari dei monaci amanuensi. Saranno proprio loro gli altri protagonisti di questa storia. Il Codex purpureus Rossanensis fa da legame alla storia, la fa iniziare e la rende perfetta e indissolubile, eterea e circolare.

Tutto parte da qui, da Rossano, un centro della Calabria ionica, un convegno, un ristorante, un hotel nel cuore della città vecchia. Una storia d’amore che ricalca il Saut du même au même. Una intuizione della scrittrice torinese davvero incantevole, sfiziosa e geniale per descrivere metaforicamente questa storia. È una fessura di luce che si apre nell’oscurità così come negli scriptorium gli amanuensi tralasciavano involontariamente delle parole creando una sospensione della frase o del verso. “Il salto” nei manoscritti diventa una vero vezzo, un artificio non voluto ma che crea mistero e spazio bianco, apre a nuovi significati.

“E’ quello che manca a schiudere, a dare significato”.

Pietro spiega così a Lea la natura della loro storia, del loro amore.
I protagonisti scelgono o si ritrovano catapultati in una interruzione volontaria della realtà. È una storia isolata dal contesto in cui vivono. Non si cercano disperatamente, sanno che il loro Amore è quello più puro e incantevole. Tentano goffamente di incrociarsi a volte. Ci restano anche male quando questo non accade, quando si ritrovano in convegni della provincia italiana, da soli in mezzo a tanta noia e sapere fine a sé stesso. Restano impotenti davanti alla cancellazione o al ritardo di un volo che causa un mancato incrocio in un hub aeroportuale. La storia tra Lea e Pietro diventa per tutti questi motivi perfetta. Non sono precari dell’amore, tutt’altro. Sono due persone innamorate, coscienti delle loro vite, non esaltanti sicuramente, ma che sono pur sempre le loro. Antipatiche le figure che girano intorno a loro. I figli di Lea sono sgradevoli al punto giusto. In realtà non sono gli unici ad esserlo. Molti dei personaggi che si muovono intorno a questa storia sono un trionfo di grettezza, di provincialismo italiano, culturale e accademico. La Loewenthal calca appositamente la mano su questo lato negativo per fare emergere i personaggi, le loro gentilezze così come le loro fragilità. Queste emergono anche nei particolari sensuali della storia, quei momenti in cui l’Amore trionfa nella carne e nello spirito. E anche qui un contrasto. A volte i nidi d’amore possono essere squallidi e anonimi alberghi di provincia. Ma a volte i contesti sono quasi degli Eden in cui muoversi. Pantelleria ci appare immersa nel Mar Mediterraneo, rigogliosa e lussureggiante. Sembra di rintracciare immaginifici ritratti omerici o barocchi. Ma siamo nel 2000. La modernità è data dalla velocità di spostarsi. Andare e tornare da un posto ameno. Dirsi ti amo in tutti i modi e tornare subito dopo alla normalità delle proprie esistenze.

Ma non c’è solo Pantelleria, ci sono anche altri luoghi della Penisola meridionale. Rossano, dove tutto ha inizio. Perla bizantina, città del Codex purpureus Rossanensis. Lea e Pietro ci arrivano con due stati d’animo diversi. La prima, ricercatrice di quarant’anni, assapora l’attimo in cui potrà immergersi nella visione di quel libro di miniature bizantine. Non è ancora stato restaurato il Codex, sembra quasi un’eresia leggere del suo libero maneggio e sfoglio. Oggi quando viene “girata” pagina, gli operatori del museo organizzano una cerimonia ufficiale con una ritualità sacrale. Nel libro però ci godiamo questa trasgressione. Lea è avvolta dalla tenerezza della scoperta. Si percepisce fin da subito il suo amore per lo studio e la ricerca. Paleografa si nutre di testi antichi, delle manifestazioni della scrittura.
L’attimo in cui il Codex gli appare davanti ha qualcosa di magico e sacro.
Pietro a Rossano ci arriva nello stesso giorno con un viaggio della speranza dall’Abruzzo (Non è cambiato niente da allora). Già nelle prime battute si delinea il personaggio. Potrebbe sembrare cinico. Forse lo è. Una vita famigliare poco entusiasmante. Una moglie e un figlio piccolo. Accademicamente ha già una posizione. Si comporta come quelle star della musica e del calcio che partecipano all’ennesimo spettacolo senza allenare voce e piedi. Starebbe volentieri a studiare le sue cose e quel benedetto Saut du même au même invece di dar retta ai suoi colleghi studiosi, noiosi, ripetitivi e provinciali. La cena di inizio convegno è uno specchio di una società finta e gretta.
La prima notte, gli esordi in questa storia d’amore ce lo restituiscono premuroso e amorevole. Così sarà per tutti i vent’anni.
Il contrasto tra la cena affollata di arrivisti e luoghi comuni e la prima notte è superbo. Da una parte l’ovvio e il brutto dall’altro l’originalità e la bellezza.

Sono belle le ambientazioni. Il centro storico di Rossano è passato in rassegna in modo meticoloso. Le viuzze, le donne che parlano tra loro nelle mattinate con un po’ di via vai tipiche della provincia. Le dritte sui bar migliori dove prendere il caffè, la strada che conduce in Sila, verso l’Abbazia del Patire. L’autrice fa nomi e cognomi. Cita bar e alberghi. Non è pubblicità, è più un invito a leggere il libro e poi partire. È promozione dei territori in un romanzo. Il lettore sa di non avere davanti un reportage. Non è un diario di viaggio, un resoconto antropologico. Non c’è questo intento. È più una possibilità, quella di innamorarsi dei luoghi.
Matera è il luogo del cuore di Pietro. Pietro a Matera si muove con grande padronanza. Ama questa perla lucana, i sassi per lui sono passato e presente. Matera è un’altra Gerusalemme. Si incontrano ad un convegno da lui organizzato. Diventa un altro loro presente. Si gode nel libro il gusto per la scoperta dei luoghi da parte di Lea. È un tratto che risalta nella protagonista. Ci si immedesima. Se non fosse per le caratteristiche dei due nostri personaggi, potremmo dire che nel libro si ritrova molto di quel Viaggio in Italia di Rossellini.
Alex e Catherine però sono una coppia stanca, non più innamorata. Monotona anche. Qua invece c’è una passione che si nutre da incontro a incontro, da città a città, da convegno a convegno.
Poi c’è Napoli. Si ritrovano i due, qualche capello bianco, due carriere universitarie notevoli.

Cosa resta di questo libro?
Intanto, l’Amore, l’innamoramento come antidoto alla noia della vita. La bellezza una filosofia di vita, una pratica che va oltre la quotidianità. La bellezza che genera bellezza. La bellezza del Codex Purpureus Rossanensis descritto amabilmente in quella pergamena di un rosso tutto da gustare. La bellezza del Saut au même au même. Il bello si nutre di bello e non potrebbe essere altrimenti. Il libro è un invito alla ricerca estetica, della perfezione in un mondo per fortuna imperfetto, fatto di tanta semplicità e pochezza. Potrebbero esserlo anche i due protagonisti. Potrebbero essere facilmente tacciati di adulterio ma non è così. Non è tutto semplice come ci appare. Elena Loewenthal ce lo dimostra.

Il libro è poi un invito alla scoperta dei luoghi, delle piccole storie che compongono un puzzle tutto Mediterraneo. Guido Piovene aveva fatto un lavoro immenso negli anni della ricostruzione. Per la Rai aveva girato l’Italia. Un reportage durato anni, trasmesso parte in radio e parte in televisione. Profetico in ogni pagina. Elena Loewenthal fa sessant’anni dopo un’operazione simile, ma è una ricognizione dei suoi luoghi.

Sono luoghi del cuore ma sono anche luoghi che possono apparire anonimi, dispersi nella nebbia. La scrittrice però gli riconsegna una visione di senso. Ogni luogo può trionfare se c’è amore, se c’è il bello.
È questo l’altro elemento, quello centrale, che emerge nel libro. L’Amore la fa da padrone. Si può veramente dire che il protagonista è lui. È l’amore che trionfa sulla mediocrità.

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Andrea Bevacqua insegna lettere alle scuole medie. Si appassiona a storie e racconti e ama mischiarsi tra la gente