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Cinema meridiano: 10 film per restare a Sud

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Eccovi una selezioni di 10 film che vi faranno venire voglia di visitare il Sud.

“La terra trema – Episodio del mare”, regia Luchino Visconti, 1948

Alla fine dei titoli di testa compare la seguente didascalia: “I fatti rappresentati in questo film accadono in Italia e precisamente in Sicilia, nel paese di Acitrezza, che si trova sul mare Ionico a poca distanza da Catania. La storia che il film ci racconta è la stessa che nel mondo si rinnova da anni in tutti quei paesi dove uomini sfruttano altri uomini. Le case, le strade, le barche, il mare, sono quelle di Acitrezza. Tutti gli attori del film sono stati scelti tra gli abitanti del paese: pescatori, ragazze, braccianti, muratori, grossisti di pesce. Essi non conoscono lingua diversa dal siciliano per esprimere ribellioni, dolori, speranze”.

Considerato un film – icona del cinema italiano appartenente alla scuola del neo-realismo, la trama del film si basa sul romanzo di Giovanni Verga “I malavoglia”. Nel film vengono affrontate le tematiche proprie del neo-realismo cinematografico, con una descrizione delle condizioni di vita, le sofferenze, le condizioni personali, sociali, di lavoro scanditi da un’inesorabile durezza e da rapporti di sfruttamento.

“Le quattro giornate di Napoli”, regia di Nanni Loy, 1962

La rivolta popolare scoppiata a Napoli spontaneamente nel settembre del 1943 che in quattro giorni sconfisse e mise in fuga i tedeschi dalla città. Le truppe degli alleati sono ad un passo da Napoli, ma la politica dei nazisti nella città partenopea rimane efferata nei confronti della popolazione, fino agli ultimi giorni di occupazione.

Come ha detto l’intellettuale meridionalista Franco Piperno, Napoli è una città che ha dimostrato in diverse occasioni di sapersi riscattare in maniera eclatante, e questo film, dal suo valore storico evidente, lo testimonia. In esso si mescolano singoli episodi e personaggi popolari protagonisti della rivolta, in una miscellanea di coraggio, senso della comunità, dramma ed ironia.

E’ viva la partecipazione dei napoletani alla realizzazione del film.

“Bronte – cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato”: regia di Florestano Vancini, 1972

Il film ricostruisce la vicenda storica della Strage di Bronte. Il popolo contadino siciliano vede in Garibaldi e nello sbarco dei Mille un’opportunità di riscatto nei confronti dei nobili proprietari terrieri, i loro sfruttatori atavici che li tengono in condizioni di miseria. E nel piccolo paese di Bronte, decidono di dar vita ad una rivolta popolare, assembrandosi per le vie del paese, raggiungendo ogni casa dei latifondisti e sfogando tutta la loro rabbia.

Essi manifestano l’intenzione di dividere le terre su cui hanno sempre lavorato: “Ora comandiamo noi”, dicono, ed i nobili subiranno la veemenza popolare, alcune volte anche pagando con la morte. Ma le classi alte dell’Italia meridionale godono della massima protezione da parte degli amministratori inglesi presenti in Sicilia e dall’esercito di Garibaldi, il quale invia il freddo e spietato Nino Bixio (che apostrofa di “incomprensibilità e rozzezza” i contadini siciliani) a Bronte per sedare la rivolta e giustiziare alcuni tra i rivoltosi: per i contadini ora c’è la bandiera tricolore, ed una nuova pesante tassa economica da pagare.

“Padre padrone”: regia di Paolo e Vittorio Taviani, 1977

Film premiato con la Palma d’Oro al festival di Cannes del 1977 e tratto dall’omonimo romanzo di Gavino Ledda (presente all’inizio nelle immagini iniziali della pellicola). Siamo negli anni 40 in Sardegna, e Gavino viene allontanato dalla propria scuola elementare dal padre a soli sei anni, ritrovandosi a vivere da pastore e subire gli ordini del proprio padre – padrone. È tutta una gioventù di ragazzi e ragazze sardi ad essere descritta, che sogna con ingenuità ed idealizzazione di andare in Germania per sfuggire all’autoritarismo dei propri padri padroni.

Nella sua vita Gavino si riscatta, studierà ed entrerà nell’Università. Il film propone uno spaccato di un’Italia antica e come si può ben capire patriarcale, sicuramente lontana da oggi sia nell’ambientazione del film ma anche dal periodo in cui è stato girato, comunque importante da vedere per avere contezza di cosa è stata la cultura patriarcale e dei suoi eventuali strascichi oggi.

Se si parla di fratelli Taviani e sud Italia, non si può però non menzionare una loro celebre opera cinematografica: stiamo parlando di “Kaos”, film del 1984 basato su cinque novelle di Luigi Pirandello.

Li chiamarono… briganti! regia: Pasquale Squintieri, 1999

Il film narra la vicenda del brigante Carmine Crocco, che insieme ai suoi compagni briganti anima la rivolta contro il nuovo stato sabaudo.

La promessa di Garibaldi vissuta da parte di Crocco e da altri abitanti del sud Italia è svanita in un attimo: i nobili di prima sono ancora al potere, nuove tasse stanno per vessare la popolazione, la rappresaglia è il mezzo per reprimere ogni tentativo di protesta.

Il generale dell’esercito sabaudo Cialdini in un dialogo afferma: “Dire che il popolo meridionale fa parte dell’Italia è come dire che le colonie francesi in Marocco fanno parte della Francia”, eppure il governo sabaudo non disdegnerà gli aiuti della criminalità organizzata del sud Italia per reprimere il brigantaggio.

La Capa Gira, regia Alessandro Piva, 1999

Smercio di stupefacenti, traffico di sigarette, bravate. La vita di un piccolo gruppo di criminali del barese. La Puglia (ed il sud) sballato, paesano, surreale, divertente, vile e greve.

I cento passi, regia di Marco Tullio Giordana, 2000

I cento passi è stato giustamente definito come un film di impegno civile. Racconta della vita politica, personale e dell’omicidio da parte della mafia siciliana di Giuseppe Impastato, ucciso l’8 maggio del 1978, lo stesso giorno dell’omicidio di Aldo Moro.

Giuseppe “Peppino” Impastato si avvicina a movimenti come “il Manifesto” e “Lotta Continua”. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata. Denuncia l’amministrazione di Cinisi la costruzione delle strade limitrofe al suo paese, in particolare l’eccessivo uso di asfalto. E dalle frequenze di Radio Aut, accusa la mafia locale per i traffici di droga. Troppo, per il boss locale Tano Badalamenti.

Sonetaula, regia di Salvatore Mereu, 2007

Il giovane Sonetaula si trova privato del proprio padre, ingiustamente mandato al confino dal regime fascista degli anni 40 ad Ustica. Siamo in Sardegna, nella provincia nuorese. Il protagonista, che da’ nome al film, si da al brigantaggio. È una scelta che lo mette in contrapposizione ad una società che mano a mano si avvicina alla modernità, una lacerazione, ma anche una reazione ad un’ingiustizia subita nella propria vita. Molto bella la rappresentazione della campagna pietrosa, arbustifera, insieme ai dialoghi soffusi e i silenzi carichi di senso

Gomorra, regia di Matteo Garrone, 2008

Gomorra è un film tratto dall’omonimo best seller di Roberto Saviano.

E’ un’opera improntata ad realismo del terzo millennio: con la telecamera riusciamo ad entrare nelle vite e negli ambienti della Napoli periferica, sottoploretaria, di una mafia che fa business e di un imprenditoria manovriera, dove la Camorra stabilisce i suoi affari e condiziona le esistenze.

Se le vele del neo-realismo della “Terra trema” erano quelle dei pescatori siciliani, le “Vele” di “Gomorra” sono i palazzoni (frutto di una politica urbanistica scellerata) della periferia di Scampia, Napoli. Va dato merito al regista di aver voluto raccontare con bravura e senza retorica, uno spaccato sociale da prendere in considerazione dell’Italia del sud.

È stato il figlio, regia di Ciprì e Maresco, 2012

La vita di una famiglia di un quartiere sottoproletario della Palermo degli anni 70, tra rapporti sclerotizzati delle famiglie all’interno degli appartamenti di palazzoni dove improvvisamente manca l’acqua, abitati da faccendieri, mentre gli uomini vanno a lavorare in cantieri carichi di ruggine. In questa ambientazione, la vita di una famiglia sconvolta dalla morte della propria figlia per mano della mafia siciliana. Allo sconforto subentra però l’euforia per il risarcimento previsto dallo stato per le vittime di mafia. Il pater familias, interpretato da Toni Servillo, perora l’acquisto di una Mercedes nuova di zecca. Insomma c’è molta ironia nella pellicola, ma anche un occhio che va a scorgere e rivelare il “mondo di sotto” della Palermo degli anni 70; finale pieno di colpi di scena e con un risvolto da tragedia greca.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso