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Dieci racconti da leggere almeno una volta nella vita

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racconti - letture

Vi proponiamo 10 racconti da leggere almeno una volta nella vita per non perdere grandi storie.

Storia universale dell’infamia
Jorge Luis Borges, Adelphi, 1997, 115 pp.

La storia di Lazarus Morrell, criminale che aiuta gli schiavi del sud degli States a liberarsi facendoli scappare dalle piantagioni e riscuotendo la loro taglia; la vedova Ching, piratessa cinese di fine 700 dai capelli che “brillavano più degli occhi”, in grado di tenere sotto scacco l’armata navale dell’Imperatore; Monk Eastman, uno dei tanti guappi delle “gangs of New Yorks” di inizio novecento, e poi la parabola del cow boy efferato dedito alle orge e gli omicidi facili già leader a 14 anni Bill Harrigan che passerà alla storia come “Billy the Kid”. Queste alcune delle storie intriganti e avventurose, sospese tra il vero e l’invenzione letteraria, che fanno parte dei ritratti di “Storia universale dell’infamia”, una delle prime opere di Jorge Luis Borges (1899 – 1986), scritta nel 1935, celebre scrittore argentino che ha scritto molti romanzi come raccolte di racconti.

Futbol – Storie di calcio
Osvaldo Soriano, Einaudi, 2014, 210 pp.

Un altro argentino, Osvaldo Soriano (1943 – 1997): in una vita precedente “centravanti di buone speranze”, appende poi le scarpe al chiodo e diventa giornalista e scrittore. In questo suo lavoro sono contenuti 25 racconti provenienti dalle sue precedenti opere e pubblicati postumi: storie di calcio, appassionanti, vere e inventate. Tra queste spicca “Il rigore più lungo del mondo”, una partita di calcio in cui i giocatori si dimenano tra la polvere come cowboy di un far west, mentre tra divertenti colpi di scena, non sembra non si arrivi mai al punto di battere un rigore a fine partita, rinviato per giorni; altro racconto da segnalare è: “Don Salvatore, pianista del Colòn”. Il protagonista è un vecchio ciabattino emigrato in Argentina da giovane da Cosenza, che ancora nella sua città natale “ha un cugino comunista”.

Le cose che abbiamo perso nel fuoco
Mariana Enriquez, Marsilio, 2017, 208 pp.

Un’altra scrittrice argentina, ma questa volta contemporanea, Mariana Enriquez, classe 1973. “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” è stato edito in Italia nel 2016, ed è una raccolta di racconti horror – dark fantasy in cui il contesto sociale (spesso con uno sguardo femminile e femminista) e’ ben messo in evidenza. Come si può leggere in qualche sua intervista pubblicata in Italia per Linkiesta: “Per uno scrittore argentino, o sud americano, che sta facendo come me letteratura fantastica orrorifica e perturbante non è possibile non prendere spunto dalla realtà politica e sociale in cui siamo immersi. A me piace molto Lovecraft e i suoi mostri, ma i nostri mostri sono più reali. Non devo inventarmi Chtulhu, mi basta un fiume avvelenato e dei poliziotti. Quello è il male adesso. L’orrore nella nostra realtà è vero, è intorno a noi.”

I racconti di Eva Luna
Isabel Allende, Feltrinelli, 2020, 253 pp.

Un’altra celebre scrittrice sudamericana, ancora in attività, cilena: è Isabelle Allende (1942), e la raccolta di racconti che qui vi segnalo è “I racconti di Eva Luna”, scritta nel 1990. Il libro riporta un universo femminile in cui le donne protagoniste dei 23 racconti sono spesso indipendenti e/o sensuali. Racconti di poesia, di amore, di fuga dalla dittatura, dal patriarcato dalla povertà; racconti di realismo magico, di ombre, violenza e passioni.

La incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata
Gabriel Garcia Marquez, Mondadori, 1999, 176 pp.

Se si parla di realismo magico e di letteratura latinoamericana, non si può non menzionare il nome di Gabriel Garcia Marquez (1927 – 2014). Perché, rispetto alle sue tanti romanzi celebri, incuriosirsi per una raccolta di racconti? Una risposta potrebbe averla data proprio lui in persona, indirettamente, in un’intervista televisiva rilasciata al giornalista italiano Giovanni Minoli nel 1987: “Preferisco sempre quello che i francesi chiamano la ‘nouvelle’, la novelletta, la preferisco al racconto lungo, al romanzo. Perché mi sembra che si controlli molto meglio tutto il materiale. Che sia molto facile plasmare e riflettere i propri desideri nel libro”. Sette racconti, raccolti in un’edizione uscita per la prima volta nel 1972 e pubblicati in Italia nell’83. C’è un angelo richiuso in un pollaio, ed un naufrago che strega le donne di un paese, c’è un ragazzo che vede un vascello fantasma e riesce a dimostrare ad un intero paese che lo canzona che esiste veramente, e poi c’è la placida Erendira, anche triste, perché costretta dalla nonna a prostituirsi.

La città di vapore
Carlos Luiz Zafon, Mondadori, 2021, 180 pp.

“La città di vapore” è un libro che raccoglie i racconti di Zafon (1964 – 2020), pubblicato dopo la sua prematura morte avvenuta pochi anni fa e da poco tempo diffuso in Italia. Innanzitutto “la città di vapore” è Barcellona, città natale di Zafon: una Barcellona magica, gotica, misteriosa, medievale, in preda alle atmosfere di vari periodi storici del passato. Ci sono donne dagli occhi di ghiaccio, donne che si chiamano Laia, donne che partoriscono in fin di vita. C’è la storia di un architetto in grado di costruire labirinti unici, in fuga da Costantinopoli a metà 1400, c’è il racconto che riguarda la venuta a Barcellona di Cervantes in cui elementi realistici e fantasia si intrecciano, c’è una storia noir poliziesca di sicari ambientata nella Barcellona ai tempi di Franco. Un libro da leggere.

Gente di Dublino
James Joyce, Feltrinelli, 2013, 209 pp.

“The Dubliners – Gente di Dublino”, è una serie di quindici racconti dai toni realistici di cui sono protagonisti gli abitanti di Dublino (dalle classi ricche a quelle meno abbienti, dagli uomini religiosi ai rapporti famigliari) e in cui Joyce (1882 – 1941) critica quella che è una cultura patriarcale, chiusa, contraddittoria del capoluogo irlandese. Che questo tipo di cultura permeasse appunto l’ambiente dublinese lo si può capire dalle difficoltà che il libro ebbe per arrivare alla sua pubblicazione: finito di scrivere nel 1905, fu stampato solo nel 1914! Agli editori non andavano bene parole presenti nel testo come “sanguinanti”, o la descrizione delle parti anatomiche di una coppia di personaggi, oppure possibili calunnie che emergevano dal testo rivolte al re inglese Edoardo VII da poco scomparso.

Birra scura e cipolle dolci
John Cheever, 2017, Racconti, 200 pp.

Tra gli scrittori americani che hanno raccontato storie di umanità ambientate nel contesto della crisi economica del 1929, come John Steinbeck o John Fante, c’è anche quello che viene considerato come un maestro dei racconti John Cheever (1912 – 1982). In “Birra scura e cipolle dolci” ci sono storie di zingari ubriaconi che per campare si spacciano da pelle rossa, commessi viaggiatori che passano dall’euforia dei giorni migliori dei loro affari all’autocommiserazione degli ultimi anni di vita, giocatori d’azzardo che spendono la loro esistenza dietro ai cavalli, spogliarelliste di mezza età che non vogliono perdere la loro dignità. Una raccolta di racconti da leggere.

Gente in Aspromonte
Corrado Alvaro, Garzanti, 2017, 197 pp.

Capolavoro di scrittura meridiana. Ho sempre tenuto a mente le parole di un’intellettuale meridionalista come Franco Piperno che ha sovente detto: “Come dice Corrado Alvaro (1895 – 1956), il problema della Calabria non è la povertà, ma l’accidia”, un po’ per parlare della Calabria di ieri e di oggi. Nei ritratti umani della Calabria del primo novecento di Gente in Aspromonte, c’è un umanità in preda a rapporti sociali duri, spietati, fatta di pochi nobili sussiegosi ed i contadini privi di un loro senso di comunità. Ma ci sono anche gesti di umanità, ed un notevole lirismo nella descrizione dei paesaggi naturali. E poi, proprio nel primo racconto, appunto “Gente in Aspromonte”, c’è anche la rivalsa di un membro di una famiglia di contadini contro i soprusi dei loro padroni.

Questi anni – Cosenza ’80. Memorie, ricordi e racconti
AA.VV., 2013, Coessenza, 170 pp.

“Questi anni” è una raccolta di racconti reali o con elementi di realtà, scritti da persone che hanno vissuto la città di Cosenza negli anni 80, e che oggi afferiscono alle professioni del general intellect. Ci sono racconti di umanità varia in cui trapelano ricordi a volte raccontati affettuosamente, memorie a volte divertenti e a volte meno; non manca un certo patriarcato molto pesante in particolare a carico del genere femminile, oggi forse superato, sebbene adesso ci siano grossi problemi con un individualismo libertario che isola un po’ tutti.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso