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Forse non basta, il debutto di Teresa Cinquetti

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forse non basta - musica

Teresa Cinquetti è una instancabile sognatrice e  una incredibile romantica.
Con la sua musica ci fa entrare nella sua testa, un groviglio di ricci biondi, emozioni acerbe e vivide.
Classe 2000, è al suo debutto nel mondo della musica con il singolo Forse non basta, musica e arrangiamenti di Frammenti.

Ciao Teresa. Sono contento di poter raccontare il tuo debutto, col tuo aiuto e le tue parole.

Partirei con la più classica delle domande, volendo conoscerti: com’è nato il tuo rapporto con la musica?

“È un enorme piacere per me poter prendere parte a questa intervista e rispondere alle tue domande.
Fin da bambina la musica ha fatto parte della mia quotidianità, essendo tutti in famiglia suoi grandi amanti.

Mia madre mi ha iscritta molto presto ad un corso di iniziazione strumentale e vocale, e poi ho iniziato a studiare pianoforte intorno ai 12; il canto, invece, è un’esperienza più recente, frutto di una spinta interiore e dell’ascolto di numerosi generi musicali, orientato da sentimenti, momenti, tempi.

Durante il primo faticoso lockdown per la pandemia da Covid-19, il mio rapporto con l’espressione vocale e la scrittura di testi ha preso consistenza, dapprima come passatempo, successivamente con un approccio più sistematico ed impegnato. In quel periodo, ad accompagnare il mio primo approccio scrittura, era l’ukulele.
Questo strumento ha sostenuto lo sviluppo del mio primo linguaggio musicale e la mia voglia di concretizzare in parole i sentimenti e le emozioni che mi animavano.”

Il tuo debutto “Forse non basta” esce oggi per MMlab e Frammenti ti ha dato supporto con gli arrangiamenti e la produzione. Vuoi raccontarci come è nata la vostra collaborazione e la genesi di Forse non basta?

Forse non basta nasce a luglio, durante un pomeriggio di sole mentre studiavo all’aperto con un brano lofi nelle cuffiette che avrebbe dovuto stimolare la mia concentrazione e che invece ha stimolato la mia creatività. Ho scritto di getto, parola dopo parola, frase dopo frase e, poi, l’ho registrata lì, con il cellulare.

Ho deciso di condividerla con un amico, che in quel periodo mi stava supportando e aiutando a credere nella scrittura, nella ricerca del proprio suono, del comporre e del cantare. Sapevo  che avrebbe recensito il pezzo con sincerità. Non mi rispose subito, ma ricordo ancora le sue parole: “da oggi tra le mie priorità c’è il portarti a registrare in studio in qualsiasi modo”, e così fece.

A settembre per caso capitai ad un piccolo concerto, nel quale si esibivano i Frammenti. Mi sono subito resa conto della competenza e del genio artistico che era presente in loro. E così, riflettendo sulla possibilità di dare vera vita a “Forse non basta”, decisi di contattarli e di incontrarli, raccontando loro del mio approccio alla musica, della mia voglia di concretizzare un piccolo progetto nato per caso, nel quale cominciavo a poco a poco a credere sempre di più.

Sono stata un’occasione incredibile per me, un incontro che auguro a chiunque, verso cui sarò sempre profondamente grata. Hanno saputo comprendere quello che cercavo di esprimere, cucendomi un abito intessuto di note musicali e mie semplici parole, spontanee, sincere.”

In Forse non basta affronti il tema del rapporto complicato tra l’io ed i sentimenti. Tu come vivi questa conflittualità? Ritieni che questa condizione sia un bene o un male per gli artisti?

“Il rapporto tra l’io e i sentimenti rappresenta una costante nella vita umana. Sicuramente si tratta della costante più vera, più forte, che ci rende coscienti di essere carne e spirito, pulsazioni e taciti silenzi, concretezza e astrattezza.

Ho sempre vissuto molto intensamente qualsiasi tipo di emozione e continuerò a dare corpo e voce alla mia interiorità, a quello che sento e che percepisco, elementi con i quali siamo chiamati quotidianamente a scontrarci, a fare i conti.

Trovo sia incredibile percepirsi così umani, così fallibili e, alle volte, così deboli e impotenti di fronte a ciò che la nostra stessa persona è stata capace di creare.
Trovo sia fondamentale per qualsiasi artista comprendere la complessità e la bellezza della conflittualità che spesso tentiamo di celare a noi stessi e agli altri.

Siamo chiamati a guardare con coraggio ai nostri sentimenti, a chiamarli per nome, a riconoscerli come fondamento e radice del nostro essere.”

Forse non basta è un brano molto intimo nel quale sembri rivolgerti a qualcuno, come cercassi di spiegare il tuo punto di vista in una delle tante discussioni quotidiane in cui ci intratteniamo. Ma a chi ti rivolgi esattamente? È forse il tuo dialogo con l’amore?

Forse non basta parla di me e degli altri, di legami di amicizia, di amore passato e futuro.

Mi rivolgo a me stessa e a tutti i volti nei quali mi sono a lungo rivista e verso i quali magari, nonostante le gioie condivise, le difficoltà affrontate e l’intensità del legame, non sono stata più in grado di guardare allo stesso modo. Così capita di non sapersi più guardare in faccia, di non riuscire più a specchiarsi, a vedersi riflessi negli occhi altrui.

Affronto il tema della speranza, della fiducia, della difficoltà di rivolgersi con parole proprie agli altri nel momento in cui lo si vorrebbe fare, del continuo sognare e del continuo vagabondare nella propria mente.

Si mescolano così momenti, volti, parole che mi sono state rivolte con le emozioni che ho vissuto e che hanno colorato le mie esperienze.

Forse non ci basta accettare che un rapporto possa maturare, cambiare, accettare che possa averci dato tanto, e che possa toglierci molto.”

Grazie mille Teresa, in bocca al lupo!

 

 

 

 

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Pierpaolo Manfredi, diplomatosi presso il Liceo Classico "Giuseppe Garibaldi" di Castrovillari, e attualmente studente universitario, ha da sempre raccolto stimoli intellettuali dai vari settori della società traducendoli in scritti di varia natura. Negli anni del Liceo ha contribuito con diversi articoli sul giornale scolastico ed ha avuto esperienze con La Repubblica on-line grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Attualmente collabora con diverse riviste culturali italiane, tra cui Il filo rosso, con sede a Cosenza, e L'isola che non c'era, con sede a Milano. Oltre che in italiano, parla e scrive correntemente in inglese e francese.