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Lo stato di salute della musica italiana

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Quello che stiamo vivendo è un momento davvero importante per la musica italiana.

Intendiamoci, per il processo evolutivo e sperimentale che la sta vedendo protagonista. Malgrado l’assenza di concerti, la musica continua a girare, e continua a farlo con costanza e grande forza di reazione al blocco delle performance imposto dal Coronavirus.

E questa non è una cosa da poco, se pensiamo che i concerti live e i tour rappresentano la principale fonte di guadagno per un artista, oltre la vendita dei dischi fisici (che qualcuno ancora compra?) ed altro.

Siamo difronte a processi culturali che stanno rafforzando i rapporti internazionali, aprendo definitivamente le frontiere alla sperimentazione e maturando la consapevolezza dell’esistenza di realtà musicali solide, e in corso di solidificazione.

Su quest’ultimo punto è interessante notare come stia affermandosi la scena del Contemporary R&B italiano, (la prima?) senza però voler avere tale identificativo, e preferendo, invece, la fluidità di genere.

Qui, il discorso potrebbe essere letto dalla prospettiva che il concetto di genere musicale sia di per sé esclusivo, e non inclusivo, a maggior ragione se non lascia la possibilità di andare oltre la definizione.
La verità è però un’altra: è il viaggio che può contaminarsi e mutare nel tempo, e così anche il punto di arrivo, ma mai i punti di partenza, questi sono sempre noti e, anche ai più grandi esploratori.

Riferimenti a tal proposito sono i bellissimi Generation One di Ainé e Magica Musica di Venerus, ma anche altri nomi quali Curriculum Vitae di Rareş, Prima parte del celeste di Missey Operazione Oro di Joan Thiele.

Il 2020 un anno di ricchezza musicale

La musica italiana è in un momento di forte dinamismo nonostante la limitatezza del contesto espressivo, nel senso di possibilità di presentarsi al pubblico, nel quale si vede agire.

Il 2020 è stato, per la musica, un anno in cui le produzioni si sono intensificate e diversificate, raggiungendo interessantissimi livelli qualitativi: dal rap destrutturato di Pufuleti, a quello più intimo di Tedua, Mecna, Coco, da quello più crudo di Speranza, a quello più letterato di Claver Gold e Murubuto, Emis Killa e Jake La Furia; dall’elettronica salentina di W a quella toscana di Clap!Clap!  e quella romagnola di Lorenzo Senni.

musica italiana

Dai dischi dei già super big Brunori Sas, Bugo, Calibro35 e Samuele Bersani, agli esordi di Francesco Bianconi (solista- ex Baustelle), di Cmqmartina o ancora di Bais e Tutti Fenomeni.

Insomma, potremmo continuare con gli esempi, ma il punto centrale del racconto è che la musica italiana sta vivendo la sua nuova età dell’oro. Bisognerà capire ora verso che direzione si muoverà e se riuscirà a mantenere questi standard elevanti, continuando ad offrire emozioni e non semplici prodotti di consumo musicale.

Contro i detrattori

Chi sostiene che ad oggi la musica italiana si risolva nella solita struttura cui i vari Festival di Sanremo (eccezion fatta per quest’ultimo?) ci hanno abituati mente, perché la qualità della ricerca musicale che si sta riscontrando in questi ultimi anni è paragonabile a quella dello scorso secolo, quando i nostri ricercatori si ciamavano Franco Battiato, Piero Umiliani, Leo Anibaldi, Luciano Cilio, Gianni Marchetti, Giorgio Moroder, Massimo Catalano e diversi alti nomi statuari.

E questo paragone sussiste considerando che come questi ultimi artisti erano prodotti della società del tempo, come erano a sollevare questioni di natura emotiva, politica, sociale o musicale, allo stesso modo gli artisti di oggi sono prodotti della società odierna, in cui rilevano, ancora in parte o del tutto potenziate, le stesse questioni del passato.

A tal proposito è interessante citare l’esistenzialismo del cantautore Giovanni Truppi in Ep 5, il racconto dell’incoerenza della società contemporanea di Generic Animals in Presto, l’esperienza avanguardista di Tommaso Cappellato in Butterflying, la satira al mondo trap dei Garage Gang in Boomer Remover o il canto politicizzato di Giorgio Canali in Venti.

Il riassuntone chiarificatore

Abbiamo provato a fare un po’ il punto sulla recente esperienza della musica italiana, rilevando la ricchezza che questo momento storico, terribilmente triste, sta offrendo da un punto di vista musicale.

L’ultimo quesito da porci è relativo al perché di così tante produzioni in un momento così duro, e la risposta potrebbe risiedere nelle parole di Saramago, quando scrive “Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l’oscurità.”

 

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Pierpaolo Manfredi, diplomatosi presso il Liceo Classico "Giuseppe Garibaldi" di Castrovillari, e attualmente studente universitario, ha da sempre raccolto stimoli intellettuali dai vari settori della società traducendoli in scritti di varia natura. Negli anni del Liceo ha contribuito con diversi articoli sul giornale scolastico ed ha avuto esperienze con La Repubblica on-line grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Attualmente collabora con diverse riviste culturali italiane, tra cui Il filo rosso, con sede a Cosenza, e L'isola che non c'era, con sede a Milano. Oltre che in italiano, parla e scrive correntemente in inglese e francese.