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L’Eclissi di sole dei docenti in tempo di Covid

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Smarriti, attoniti, in cerca di una definizione del reale, noi docenti vaghiamo come anime in pena per i corridoi di una scuola semivuota. Solo qualche alunno in presenza, il resto, per paura o per pigrizia, decide di rimanere a distanza, di seguire una didattica a metà, tra lo schermo e l’incoscienza.

Non esistono più le ricreazioni di un tempo, quelle in cui il profumo di mortadella dei panini di alunni avidi di cibo e di contatto, si mescolava al profumo del caffè fumante di un’aula docenti accesa. Ci ritroviamo di fronte alle porte di aule semichiuse, ci guardiamo furtivi, a debita distanza, con le mascherine, mentre sgranocchiamo qualche pezzetto di cracker.

E’ così che ho incontrato “Eclissi di sole” di G. Grosz, in una ricreazione, nel fugace dialogo con una collega, mentre cercavamo di dare voce al nostro surreale, ormai diventato quotidiano.

Un tavolo da poker circondato da corpi acefali in smoking che gettano i loro articoli nella mangiatoia di un asinello su cui campeggiano un militare e un banchiere, accanto un altro corpo acefalo in giacca e cravatta. I primi sono la caricatura dei giornalisiti che spendono parole e inchiostro da gettare al popolo ignorante per asservirlo al potere. Un potere acefalo, inconsistente che, per questo, viene sostituito da militari e banchieri.

La metafora del reale è sin tropo evidente: coinvolge l’informazione, l’etica e la politica in una ciclicità in cui la Storia diventa profezia. Laddove la politica fallisce, in quanto priva delle forze necessarie a governare, intervengono i militari e i banchieri; la comunicazione fa il loro gioco.

Non è la descrizione della politica italiana del pandemico marzo 2021, ma la situazione tedesca del 1926, alla vigilia dell’ascesa del Nazismo. Quasi un secolo dopo la sua raffigurazione diventa profezia in un’Italia deturpata e immobile, in cui i fermenti di una sfiducia rocambolesca hanno definito i tratti di una fallimento latente. Mala tempora currunt.

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Teresa Francesca Magarò insegna Italiano, Latino e Greco, ama il suo lavoro, le relazioni e le persone. Affetta da una strana forma di filantropia, si dedica a tutte le attività umane con trasporto e dedizione. Adora leggere, scrivere e viaggiare.