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In viaggio nella “Notte bianca” di Tatjana Motta

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Una breve vacanza che si trasforma in un viaggio iniziatico dove l’incontro con l’Estraneo e con l’Altro, porta i due protagonisti a mettere in discussione ciò che credono di essere e di volere. È questo il filo principale di “Notte Bianca”, il nuovo testo teatrale di Tatjana Motta, giovane drammaturga che con l’opera ha già vinto il Premio Riccione per il Teatro nel 2019. “Notte Bianca” è la storia di una donna e un uomo nel loro incontro con una città e con l’ignoto. Ed è proprio il testo di Motta il fulcro del secondo progetto di residenza artistica di Scena Verticale che mira a consolidare il sistema di residenze dello spettacolo dal vivo per sostenere e accompagnare i processi di creazione artistica, specie dei giovani emergenti.

“Notte Bianca” diventerà uno spettacolo diretto da Camilla Brison e interpretato da Daniele Natali, Angelica Leo, Agnese Fois e Loris Fabiani. Ne abbiamo parlato con la giovane autrice Tatjana Motta.

Partiamo dal principio, durante il periodo di residenza avete lavorato su questo nuovo testo, tra l’altro vincitore del 55° Premio Riccione per il Teatro 2019: come nasce l’idea?

Il testo nasce nell’ambito della prima edizione di BetSud, progetto realizzato da un’ATS, BeyondtheSud, di cui fanno parte alcuni importanti organismi di produzione e formazione del Sud Italia insieme a partner internazionali provenienti Argentina, Brasile, Chile, Uruguay e Grecia. L’intento è quello di creare occasioni di incontro fra artisti e realtà diverse. Io sono stata tra gli artisti emergenti selezionati per questo primo progetto e al rientro dal periodo di residenza che abbiamo fatto in Brasile, un anno prima della pandemia, a tutti gli autori è stato chiesto di scrivere un testo: io ho lavorato a “Notte Bianca”.

BetSud ha come scopo l’incontro con l’altro, che è un po’ il tema di “Notte Bianca”, quanto ha influito questa esperienza?

Moltissimo, il testo è stato profondamente influenzato dal contesto in cui è nato e dalla natura di questo progetto. La residenza in Brasile mi ha fornito non solo l’opportunità di conoscere un mondo diverso, ma mi ha permesso anche di compiere un viaggio verso una nuova dimensione artistica. Il confronto con drammaturghi con esperienze completamente diverse riguardo al processo di creazione è stato fondamentale.

Nasce da qui anche la collaborazione con Camilla Brison, che cura la regia di questo nuovo progetto…

Sì, esatto, lei è una giovane regista che ho incontrato in alcuni percorsi della mia esperienza. Anche lei, infatti, è fra gli artisti selezionati da BetSud e lo scorso anno abbiamo preso parte entrambe al Romaeuropa Festival nella sezione “Anni Luce”. Camilla aveva debuttato insieme Greta Cappelletti, mentre io ho presentato un reading di “Notte Bianca”. Dopo la lettura ci siamo incontrate e da lì abbiamo deciso di portare avanti il progetto insieme, grazie al sostegno delle realtà che sono intorno alla rete di BetSud, quindi Sardegna Teatro, Scena Verticale e il Nuovo Teatro Sanità, a cui si è aggiunto anche il Teatro Stabile di Bolzano.

“Notte bianca” racconta di un viaggio di un uomo e una donna all’interno di una città che in qualche modo assume il ruolo di un altro personaggio…

La città ha un ruolo assolutamente attivo all’interno della storia, non è soltanto un’ambientazione. È la storia di una coppia di turisti che arriva in una città che non conosce per trascorrere lì pochi giorni, ma attraverso l’incontro con l’altro i due si ritrovano a compiere un vero viaggio iniziatico. La città in questo ha un ruolo determinante, è il mondo in cui si perdono i personaggi ed è un contesto misterioso, tanto minaccioso quanto attraente, dentro cui i personaggi scoprono anche delle cose su loro stessi.

È appena terminata la residenza artistica in cui avete iniziato a costruire questo nuovo progetto…

Sì, il 31 marzo si è concluso questo periodo di residenza ed è stato un momento veramente decisivo. Ci siamo incontrati a Napoli, nello spazio del Nuovo Teatro Sanità. Il teatro è meraviglioso e si trova in un quartiere assolutamente vivo che ci ha accolti con grande generosità. Il lavoro, infatti, non si è svolto solo all’interno del teatro, ma abbiamo vissuto momenti molto belli in cui abbiamo abitato il quartiere, provando le scene insieme agli attori per le strade della città. Il testo teatrale è un materiale che da solo è vuoto, è scritto per essere rappresentato e sono molto felice che questo processo sia iniziato, nonostante il periodo di incertezza che noi artisti stiamo vivendo. È un momento particolare, quindi cercheremo di farne tesoro e di goderci a pieno il processo.

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Sono Giorgia Simonetta, ho 22 anni e studio le tecnologie dell’informazione, i linguaggi della comunicazione, delle arti e dello spettacolo. Da un paio d’anni scrivo, mi occupo di social media management e ufficio stampa perché credo fermamente nel potere delle parole.