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Sapete che esistono i libri haiku? Ecco i migliori da leggere

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L’haiku è una forma di poesia breve composta da tre versi, nata in Giappone nella seconda metà del 1600 e proseguita per secoli fino a travalicare i confini del sol levante, per aver influenzato importanti scrittori di tutto il mondo, tra i più celebri Jorge Luis Borges (ne ha scritti diciassette, pubblicati nella sua raccolta di poesie “La cifra”) e Lawrence Ferlinghetti. Di seguito una selezione di dieci libri di haiku.

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Haiku. Il fiore della poesia giapponese, da Basho all’ottocento – Mondadori, 2015 266 pp.
Il testo raccoglie gli haiku scritti da autori giapponesi a partire dalla seconda metà del 1600 fino alla seconda metà dell’800. Ci sono gli haiku dei quattro grandi haijin del passato, Basho, Buson, Issa e Shiki, ma anche di altri autori. Si tratta di uno dei libri di haiku più diffusi nelle librerie e molto apprezzati nelle classifiche online di poesia tra tutti i generi letterari. Ogni autore viene presentato con attenzione alla biografia ed al contesto letterario in cui si trova a vivere, aspetti riportati con chiarezza e che riescono a far capire ancora meglio lo stile di scrittura. La stessa chiarezza ed esposizione attenta si trova nell’introduzione di Elena del Pra, in grado sia di spiegarci i contesti storici, le evoluzioni, ed il significato dello scrivere haiku nel Giappone del passato. Certo appunto si parla di passato e non di altro, ma si tratta comunque di un ottimo testo per i motivi detti.

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Il Colore dell’acqua – cinquanta haiku di Fukada Ciyo – ni – Fukada Ciyo – ni, La ruota, 2019, 64 pp.
I grandi autori di haiku del passato sono quelli che hanno scritto in epoca Edo, 1600 – 1868, in una società pre – moderna dove l’80% della popolazione era contadina e per questo gli haiku spesso sono a tema naturale (chiaramente con tutta l’espressività quando ermetica, quando simbolica, quando spiazzante, della poesia), eccezion fatta per Shiki che era di epoca Meiji, 1868 – 1912, in cui il Giappone passerà alla modernità. E bene tra i grandi poeti di epoca Edo, che sono Basho, Buson e Shiki, deve rientrare anche la poetessa donna Fukada Ciyo – ni, e questo testo lo dimostra. Allieva di Basho, con la sua scrittura rompe gli schemi per cui solo gli uomini potevano scrivere haiku: i suoi sono un bel mix di osservazione per la natura e carica simbolica. “Il desiderio di donna/acceso nel profondo: violette selvatiche” – questo l’haiku che compare nella quarta di copertina. Molto bello anche il colore della copertina viola con i fiori di loto sulla prima di copertina.

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Cento Haiku – Guanda, 2017, 184 pp.
Cento haiku divisi non per autore, ma per stagione. Per ognuna delle quattro stagioni naturali infatti sono raccolte decine di haiku di autori esclusivamente giapponesi, in questo caso a partire dalla seconda metà del seicento fino a quelli di tutto il 900, anche di alcuni vissuti nei periodi più prossimi ai nostri, aspetto che presenta quindi un testo non solo vincolato ai nomi del passato. C’è da dire che la divisione per stagioni fa si che la silloge appaia frammentata, perché leggere più haiku di uno stesso autore può rendere migliore la comprensione del suo intento di scrittura e il suo stile. Inoltre ci sono troppe spiegazioni sotto ogni poesia, e questo interrompe la godibilità tipica dell’haiku di avere un effetto più intenso. Uno dei meriti di questo libro è quello di essere stato uno dei primi testi in Italia per la grande distribuzione contenente una raccolta di haiku. La prima edizione infatti uscì per la Longanesi nel 1982. Anche questo testo è tra i testi che più facilmente si trovano nelle librerie italiane.

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Il grande libro degli haiku Castelvecchi, 2018, 832 pp.
Testo imprescindibile per chiunque voglia fare un passo più in là nella conoscenza e lettura degli haiku. Si tratta di una raccolta in cui sono contenuti centinaia e centinaia di haiku di ventiquattro haijin giapponesi, un viaggio nella letteratura nipponica che copre un periodo che va dalla seconda metà del 600 fino ai giorni nostri. Quindi anche tanto novecento: ad esempio ci sono gli haiku dei nomi importanti della letteratura giapponese, non solo relativa agli haiku, come Soseki ed Akutagawa, gli haiku dell’innovatore Seiensui e della haijin donna femminista Sugita Hisajo (gli haiku sono a tema classico). E poi ci sono gli haiku di Kaneko Totha: nato nel 1919, morto nel 2018, ha scritto haiku per tutta la sua vita. Negli anni 30 Hiroito fa chiudere le riviste di haiku di cui lui fa parte; Tohta ha scritto haiku contro la bomba atomica ad Hiroshima, sull’esperimento nucleare degli Stati Uniti sull’atollo bikini, sulle manifestazioni oceaniche degli anni 60 in Giappone contro i patti con gli Stati Uniti, sul disastro nucleare di Fukushima del 2011 (anche se nella silloge ci sono più haiku a tema classico che di tipo sociale – in rete si può trovare una sua selezione di haiku in lingua inglese molto ben curata dal titolo “Selected Haiku”).

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Centoundici haiku – Matsuo Basho, La vita felice, 2011, 90 pp.
Nella mia città, un negozio di sushi si chiama “Basho”. Poi leggi haiku come quelli di Ferlinghetti: “A Basho sarebbe piaciuto un lago così/strade sterrate per paesi sperduti/riflesse in superficie”, e capisci insomma che il primo poeta di haiku è entrato nella cultura artistica e anche popolare più diffusa. L’haiku di Basho (1644 – 1694) è quello per eccellenza concilia leggerezza, semplicità e attenzione per la natura. Si percepisce quell’intuizione subitanea che dà l’impressione immediata della volatilità dell’elemento naturale ed allo stesso tempo delle sensazioni forti oltre il tempo. La vita di Basho è stata una vita di viaggio, di povertà, tentativo di elevazione spirituale e ricerca di ispirazione poetica. Certo, per fortuna dai suoi tempi l’haiku è cambiato e si è evoluto, ma i suoi scritti mantengono sempre un grande fascino del tutto meritato.

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Prima dell’alba – Natsume Soseki, La vita felice, 2019, 109 pp.
Nell’introduzione del libro di Ryunosuke Akutagawa “Rashomon e altri racconti”, il celebre scrittore contemporaneo Haruki Murakami ha affermato che tra i padri della letteratura giapponese moderna Natsume Soseki (1867 -1916) rientra tra i primi dieci scrittori, ed è al primo posto indiscusso della lista. Questo autore giapponese che ha elaborato i propri scritti nel periodo Meiji, ha scritto tremila haiku nella sua carriera ed una selezione di 115 di essi è stata inserita in questo testo. A cavallo tra un mondo premoderno e quello della modernità, tipico dell’epoca Meijii in cui il Giappone si apre al mondo (lo stesso Soseki studierà per due anni in Inghilterra) ed ai processi di industrializzazione e urbanizzazione, Natsume Soseki affianca ad haiku di impostazione classica tanti altri che guardano verso il futuro, inserendo elementi tipici di una scrittura più moderna come l’introspezione psicologica, il simbolismo, il sogno.

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Haiku e scritti scelti – Ryunosuke Akugatawa, La vita felice, 2013, 103 pp.
Sempre nell’intro di “Rashomon e altri racconti” (vedi sopra), Murakami ha annoverato Akugatawa tra i primi dieci scrittori del Giappone moderno, esprimendo parole di elogio nei suo confronti come “maestro di stile”. Esattamente come nei suoi racconti, Akugatawa (1892 – 1927) riprende elementi, miti, storie del Giappone antico reinterpretandoli in chiave moderna con una scrittura chiara, adamantina, sagace e priva della polvere del passato ma che parte e ritorna nel Giappone dei grandi classici, primo tra tutti quello che è considerato come il primo e grande maestro dell’haiku, Matsuo Basho. Da notare che sia i testi di Soseki che di Akutagawa, pubblicati da “La vita felice”, sono stati curati da Lorenzo Marinucci. Classe 1986 (come mi ha detto personalmente – “L’anno della tigre”), ha studiato giapponese e filosofia, ha un dottorato in estetica ed ha viaggiato in Giappone, ed ha pubblicato alcuni suoi haiku apprezzabili nel libro “Poeti italiani nati negli anni 80 e 90 Vol. 2” di Internopoesia, nel 2020.

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Strade sterrate per posti sperduti – Lawrence Ferlinghetti, Minimum Fax, 1999, 153 pp.
Alcuni grandi scrittori della Beat Generation hanno annoverato tra le proprie produzioni la scrittura di haiku, considerando la passione dei poeti Beat per l’Oriente. E così ad esempio, la casa editrice Mondadori ha pubblicato “Il libro degli haiku” di Jack Kerouac, che raccoglie un suo numero di haiku cospicuo, diciamo pure eccessivo, mentre su internet si possono trovare le pagine messe in rete di “Most sitting haiku”, un libro – raccolta di un numero ristretto di haiku di Allen Ginsberg del 1976 di una ventina di pagine. E veniamo a “Strade sterrate” di Ferlinghetti. Scritto nel 1970, riporta lo spirito di un’avventura puntellata di haiku nella propria peregrinazione per le vie di un’america selvaggia, il resoconto di un viaggio interiore fatto di poesie di tre versi che guardano all’oriente ma hanno la libertà (forse anche troppa libertà sul piano dello stile, infatti non di rado si va oltre il confine delle tre righe per haiku, ma tutto sommato va bene così) della poesia americana degli anni 70, e questo senso di libertà lirica, nel viaggio, la trasmettono in pieno.

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Il grande mistero – Tomas Transtromer, Crocetti, 2011, 80 pp.
Transtromer è un poeta svedese premio nobel per la letteratura del 2011. “Il grande mistero” è l’ultima raccolta poetica di Transtromer, uscita nel 2004 a Stoccolma, una raccolta di haiku che evoca la “profondità misteriosa” che l’haiku deve emanare. Ecco cosa possiamo leggere nell’introduzione del libro di Maria Cristina Lombardi: “…nella sua tendenza alla compressione e alla potenza delle immagini, Transtromer affonda le radici anche in una tradizione antica e peculiarmente nordica: la poesia scaldica di epoca vichinga, caratterizzata da metafore che associano elementi di realtà diverse e disparate, in espressioni talmente compresse e ridotte da divenire enigmatiche: “il cervo della vela”, “l’orso della chiglia” o “l’alce del timone” per indicare la nave…come l’antica poesia scaldica, la poesia di Transtromer getta istanti di luce nel buio che avvolge la vita dell’uomo e dell’universo. Transtromer cerca di afferrare gli istanti luminosi che gli rivelano nuove dimensioni di significato, con metafore che scompongono, comprimono, fondono e ricreano”

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La Sicilia in 17 sillabe – Fabrizio Corselli, Edizioni della sera, 2020, 121 pp.
Il paesaggio naturale (ed a volte anche quello culturale, storico) è stato un elemento che ha avuto importanza sia nella storia dell’haiku, vedi gli haijin giapponesi del periodo classico, sia nella produzione haiku di oggi. Un aspetto che ho potuto verificare anche leggendo in inglese un libro di haiku africani, detti “Afriku”, di Adjei Agyei Baah, ganese, ed anche una storia degli haiku africani contemporanei da lui curata molto bella. Per questo motivo penso che ad esempio il sud Italia sia un’area piuttosto adatta dove prendere ispirazione per gli haiku di un certo tipo. Nell’antologia haiku di Fabrizio Caroselli, palermitano, c’è tantissima Sicilia, sud, mediterraneo: i paesaggi di Palermo, Scopello, Favignana, Taormina, Milazzo, Cefalù, Siracusa, Agrigento, ma anche i semplici paesaggi di mare, il mito, le feste e molto altro.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso