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La strana Italia raccontata in Luca

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Luca colpoditosse cinema

Mi è capitato di conoscere delle ragazze francesi che con un certo entusiasmo mi hanno chiesto: “Lo hai visto Ratatouille? Cosa ne pensi?”. Erano ben felici di parlare del film d’animazione della Pixar del 2007 ambientato in Francia come qualcosa che rappresentasse in qualche modo, e parlasse del loro paese. In effetti quel film d’animazione era davvero spassoso, completo per vari aspetti, ebbe un’ottima accoglienza di pubblico e diversi riconoscimenti.

E quando poco tempo fa si diffuse la notizia che la Pixar stava per sfornare un film ambientato in Italia, per l’esattezza nello scenario ligure delle Cinque Terre, in un paese di una località di mare molto simile a così tante altre località del nostro paese, ero in attesa di vederlo.

Come Ratatouille ma anche l’altro film con una forte caratterizzazione basata sul paese di ambientazione, come Coco (anno 2017 – in quel caso si parlava del Messico), c’è tanta Italia: come dicevamo lo scenario, la simbologia, i nomi dei personaggi, le esclamazioni, ed anche qualche riferimento al mondo cinematografico italiano qua e la: ad esempio su un muro di “Porto Rosso”, il paese di pescatori che si affaccia sul mare dove si svolgono i fatti, c’è la locandina del celebre film di Fellini “La strada”, oppure dallo specchietto improvvisato di una Vespa (la mitica motocicletta italiana al centro dei desideri dei protagonisti), si vede la fotografia di Marcello Mastroianni.

In Luca mancano diversi elementi che avevano reso alcuni film Pixar veramente memorabili. Uno molto evidente è la comicità, le battute sagaci sono piuttosto rare in questo ultimo lavoro. Lo spessore dei personaggi è prevedibile: dai buoni, fin troppo buoni come Luca stesso, a cui è difficile legarsi, ai cattivi senza ambiguità; un limite evidente rispetto ai lavori precedenti. L’Italia rappresentata è più bella intesa come pennellata, come affresco digitale, e questo è un punto forte di Luca, mentre alcuni rimandi alla cultura italiana sanno addirittura di stereotipi.

Sarà che la Pixar ha pensato di fare questa volta un cartone solo per bambini? Possibile. Non dico che alla fine del cartone 3d si rimanga schifati, questo no, ci siamo sulla sufficienza piena, si tratta di un film che consiglierei da vedere a fine giornata di mare e va bene così. Ma difficilmente dirò a qualche persona straniera se “ha visto Luca”, come hanno fatto le ragazze francesi con me a proposito di un lavoro molto più ben fatto come Ratatouille.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso