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Freaks out, X-Men in versione romana

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Freaks out cinema colpoditosse

I quattro super-eroi protagonisti di “Freak outs” compaiono immediatamente nelle prime scene del film, quando danno prova dei loro poteri sotto il tendone del circo di cui fanno parte: c’è l’uomo lupo Claudio Santamaria, c’è Mario che fa ciò che vuole gli oggetti metallici, c’è Cencio che attrae e fa muovere tutti gli insetti e poi c’è Matilde, che ha dentro di sé ha una forte energia, di tipo elettrico. Sotto un tendone di quelli che ricordano “La strada” di Fellini, dove si esibiva Zampanò, ecco i nostri quattro protagonisti dotati di super poteri che si presentano al pubblico. Finita la loro esibizione scoppiano le bombe fragorose lanciate dall’esercito fascista in un inizio immedias res, ed ecco che da spettatori siamo messi di fronte subito ad alcuni dei punti di forza del film, come la scenografia e la fotografia. Siamo nella Roma del 43 e dei Freaks come i nostri non potevano che essere dei perfetti oppositori di quelli che sono gli antagonisti della pellicola di Mainetti: fascisti e nazisti! Bene, ci sono i super – eroi, c’è la contestualizzazione storica, a questo punto direte voi ci sarà una raffigurazione della realtà con spunti critici, come avevamo verificato nel riuscito film precedente dell’autore romano, “Lo chiamavano Jeeg Robot” anche in questo suo secondo lungometraggio…no? No, purtroppo no. Il film è comunque salvabile: è un kolossal all’italiana, ricco di effetti speciali e con nulla da invidiare ai film americani degli eroi della Marvel.

Niente, qui non c’è n’è “Bastardi senza gloria” di Tarantino con i suoi dialoghi e le sue caratterizzazioni più di peso, né “Freaks” di Tod Browings con i grandi temi al centro della pellicola, qui c’è X – Men, in versione romana (c’è la stessa scena identica del film X-Men del 2000 in cui, nel film di Mainetti come in quello di Singer, un capetto nazista impone al personaggio con i super – poteri refrattario ad utilizzarli, di doverli mostrare allo scoperto, altrimenti ucciderà uno dei suoi cari su cui ha una pistola puntata) . I protagonisti infatti parlano in dialetto romano, e questo è divertente senza dubbio: vuoi mettere che mentre i nostri eroi corrono per salvare gli ebrei su un treno, invece di dire “Coraggio ragazzi!”, dicono “Daje”!?! Personalmente i film di super-eroi preferisco guardarli sul divano d’inverno in televisione, non proprio andarli a cercare al cinema. Mi aspettavo qualcosa tipo realismo – magico come “Lo chiamavano Jeeg Robot”, il primo lavoro del regista romano, nel senso anche di lasciare degli spiragli di osservazione della realtà a vari livelli, però questo film è un film d’azione, ripeto, divertente. A parte tutto c’è da sottolineare la bella prova di Max Mazzotta. Di solito lo abbiamo visto recitare al cinema sempre nei panni del guitto in varie forme, questa volta è il capo di una banda di partigiani – pirati; è sempre un po’ scalcinato, ma è un leader che aiuterà i nostri eroi a farcela. E le sue battute in dialetto calabrese fanno ridere tantissimo il pubblico cosentino in platea.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso