Home Letture La vera storia de “U Cuddrurieddru d’oro”

La vera storia de “U Cuddrurieddru d’oro”

224
CONDIVIDI
cuddrurieddru

La Cosenza Vecchia di fine anni 80 del secolo scorso non era certo né quella del medioevo, né quella dei primi dell’800, ovvero il cuore pulsante dell’intera città. Eppure, chiunque passava lungo la strada di Corso Telesio poteva accorgersi di quanta vita ci fosse, attiva e brulicante, tra cittadini che calpestavano i ciottoli del selciato di sera e di mattina da sopra a sotto il viale, le donne che stendevano i tantissimi panni da tutti i balconcini e poi le varie attività commerciali aperte sul corso appunto: c’erano macellai, ferramenta, falegnami, varie ortofrutte, librerie. Tra queste c’era anche la bottega del fabbro mastru Pietro De Rose, bravissimo e ricercato da tutta Cosenza Vecchia per i suoi lavori provvidenziali di messa a posto di strumenti da cucina e arredamenti, oltre che riparazioni di oggetti. Mastru Pietro era molto bravo nelle creazioni di oggetti di ferro particolari, come ad esempio: cornici per porta-fotografie e quadri in ferro ed ottone, oppure suppellettili di letti e armadi in ferro battuto. Un vero esperto del ferro, insomma, ben voluto da tutti. La sera dell’otto dicembre del 1988, mentre il Cosenza andava a gonfie vele nel primo anno di campionato di serie B ed al Cinema Citrigno trasmettevano il film di Natale con Bill Murray “S.O.S. Fantasmi”, Pietro se ne tornava contento a letto dopo solo tre ore di lavoro al mattino, e poi pranzo e cena passati a gustare, come tutto il resto della città, i caldissimi e unici cuddrurieddri, insieme a parenti ed amici. Era talmente contento ed “abbuttu” di Cuddrurieddri, che non si limitò solamente ad accarezzarsi la pancia dopo aver bevuto un bicchiere di compressine di digestivo Brioschi prima di coricarsi, no anzi, ma fu preso da una vera e propria ispirazione artistica: alle undici della sera, con una certa sorpresa della moglie, decise di recarsi presso la sua bottega ed inizio a fare un cerchio in ferro, della forma e la grandezza di una sorta di ciambella con il buco, insomma Mastru Pietro si mise a fare un vero e proprio cuddrurieddru in ferro battuto!

Battendo qualche ammaccatura a destra e ad a manca, divertito si mise a fare la sua opera, e la lascio sul tavolo principale della sua bottega, convinto che il giorno seguente avrebbe fatto ridere un po’ tutti con il suo cuddrurieddru più o meno verosimile in lega di ferro battuto. Il giorno dopo, aperta la porta della bottega, con sommo stupore, mastru Petro gettò basito un occhio sul tavolo: si, c’era ancora il suo cuddrurieddru, ma aveva un aspetto del tutto diverso dalla sera prima. Il colore era giallo dorato! Ma cosa era accaduto?!? Un vero e proprio miracolo natalizio…quel cuddrurieddro sembrava d’oro puro…Quando mastru Pietro poi lo fece vedere, all’amico di sua cugina Rosa che aveva una gioielleria a corso Mazzini, ebbe la conferma che il suo cuddrurieddru di ferro, nella notte del giorno dell’Immacolata, era diventato un cuddrurieddru d’oro! Mastru Pietro decise di condividere questa creazione con tutti gli abitanti del quartiere di Cosenza Vecchia, facendo delle cene di gruppo durante le quali mentre si mangiavano i cuddrurieddri veri e propri, ognuno poteva osservare la magnificenza del cuddrurieddru d’oro. “Mi raccomando, viditi aviss’ati i muzzicari!”, avvertiva tutti divertito Mastru Pietro, mentre i suoi amici e parenti guardavano sbalorditi u cuddrurieddru dorato… Accadde che in queste sere conviviali fatte per ammirare tale oggetto prezioso ed incredibile, coloro i quali vi partecipavano, tutti abitanti di Cosenza Vecchia ed amici di Pietro, iniziarono a fare attenzione ad aspetti della loro vita sociale del tipo: se guardavano una crepa nel muro di un’abitazione dove stavano, immediatamente iniziavano a ripararla insieme, oppure si chiedevano tra di loro se qualche figlio che andava a scuola avesse bisogno di un aiuto per comprare i libri ed i righelli, o magari si accordavano per fare le spese di natale per tutti e dare in eccedenza quello che rimaneva per la mensa dei poveri di Padre Fedele.

Qualcuno propose anche di fare una lettera da inviare al comune, per fare riparare alcuni Viali di Cosenza Vecchia rotti e fatiscenti ormai da tempo, e ci fu persino chi propose di costituire un’associazione per affrontare i problemi di tutti i cittadini della parte vecchia della città. E tutto questo spirito comunitario e solidale, sembrava essere innescato dal quell’opera di mastru Pietro, perché da quando lo portò in mostra nelle cene che lui stesso organizzava negli appartamenti dei vari amici, ecco, fu da allora che si misero in moto queste idee per il quartiere. Ma questa sorta di vero e proprio miracolo di Natale, era destinato a finire…infatti mastru Pietro ricevette la lettera di un giovane yuppie politico della città, Pinuzzu Cortese, di uno di quei partiti rampanti e dediti solo agli affari, che aveva saputo della storia del Cuddrurieddru d’oro e che, consultatosi con fra massone – Giovanni Maria Leonetti, il quale gli aveva spiegato che si trattava di un oggetto dai poteri esoterici unici e rari e su cui si doveva mettere mano, scriveva nella lettera “…e per questo, egregio Pietro De Rose, quella ciambella d’oro se ben custodita nei palazzi delle persone più esimie e responsabili della città, potrebbe fare la fortuna del nostro intero capoluogo bruzio! Per questo la esorto a consegnarlo a chi potrà preservarlo da qualsiasi incuria e pericolo, potrà stare sicuro che avrà una cospicua forma di riconoscimento…”. Ma mastru Pietro aveva capito che così facendo, lui si sarebbe privato della sua opera d’arte magica e che i rappresentanti politici altro non avrebbero fatto che impossessarsene e tenersela solo per sé. Decise allora di buttare il cuddrurieddru d’oro il giorno seguente, alla confluenza del Crati e del Busento.

Nel momento in cui lo buttava, si mise a pensare “Caro cuddrurieddru, ti iettu intra stu fiume cussì puru tu farai parte del tesoro d’Alarico… e s’hai dire a verità, u vero tesoro l’aju vistu cu l’uacchi mia e nun è fattu d’oro, ma di i cusentini ca si vonnu bene tra di loro”. Nessuno seppe più nulla del cuddrurieddru d’oro, ma si dice che ancora si possa trovare il suo sbriluccichio tra i cuddrurieddri messi in fila nelle cene sociali di natale delle associazioni di Cosenza Vecchia e tutte le realtà solidali del capoluogo bruzio…e mi raccomando, se lo vedete, fate molta attenzione a non metterlo tra i denti!

Commenti Facebook
CONDIVIDI
Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso