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Il Ritorno all’Eden di Paco Roca

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eden paco roca

Ci sono tutti i grandi temi dei fumetti di Paco Roca nel suo ultimo lavoro “Ritorno all’Eden” (Tunuè, 2021, 176 pp.): il tema della memoria, storica e personale, la Spagna con il suo passato e presente. L’opera sicuramente è di tutto rispetto, considerando anche che ha ottenuto nel 2020 il premio dell’Associazione di critici e divulgatori di fumetti spagnoli. Al centro della narrazione la vita della madre del fumettista spagnolo, Antonia, che ha vissuto gli anni difficili del dopoguerra nella penisola iberica all’ombra della dittatura franchista, con tutte le miserie del regime. Miserie materiali sicuramente, dato che come si legge, le persone appartenenti alle classi più basse erano ideologicamente mal rappresentate dal regime e tenute in povertà da politiche che non riconoscevano diritti. Ma anche miserie ideologiche come quelle vissute dal basso nel clima politico del franchismo: guerra tra poveri, stigmatizzazione dal basso della povertà. Per chi poi era donna la vita era durissima, la repressione, il senso di vergogna e controllo immiserivano la vita delle donne, come quella della povera Antonia. Lo sguardo di Roca nel fotografare la realtà spagnola è quello del suo capolavoro “I solchi del destino” (i rimandi al periodo del franchismo erano inseriti anche nel fumetto più oniricho “Il Faro”). C’è anche la dimensione più personale e soggettiva di “Rughe” nel descrivere la vita di “Rughe”.

E se si parla di Spagna e sguardo critico sulla realtà del paese, non si può dimenticare il suo penultimo lavoro uscito in Italia dal titolo “Il tesoro del cigno nero” (qui un articolo su colpoditosse). Insomma anche questa volto il mix tra la delicata raffinatezza nella rappresentazione dei rapporti personali e la capacità di mettere in luce i lati oscuri della storia, della storia della Spagna in particolare vanno pienamente a segno nell’opera di Roca. Certo non c’è a dire il vero il ritmo narrativo delle opere precedenti prima menzionate, sarà stato difficile infatti parlare di una storia di vita con una trama che alla fine c’è e non c’è, si vede e non si vede, dal punto di vista del ritmo narrativo è stato più fortunato il lavoro di Antonio Altarriba e Kim ne “L’arte di Volare”, (001 Edizioni, 2011, 244 pp.), pluripremiato in Spagna con le premiazioni, tra le altre, del Premio Nazionale del Fumetto e Premio Nazionale della Catagogna, pubblicato in Italia dalla 001 edizioni con prefazione di Goffredo Fofi. La figura di Antonia è lo specchio di una Spagna profonamente patriarcale, machista, e questo attribuisce un valore di denuncia sui temi dei diritti delle donne nel fumetto spagnolo, ma è anche vero che la madre di Roca è un personaggio molto e fin troppo passivo, silenzioso, senza spessore; certo non si trattava di una donna protagonista della piece teatrale di Garcia Lorca, “La casa di Bernarda Alba”, con la loro passionalità che si oppone con difficoltà alla struttura familista e patriarcale del loro tempo, è un’altra cosa, ma comunque si tratta di un personaggio un po’ troppo fermo, statico. Non lo consiglierei tra i primi da leggere, ma l’ultimo lavoro di Roca è comunque più che positivo.

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Ho fatto l’orecchino a 30 anni. I miei scritti sono stati disseminati un po’ dappertutto: dalla rivista americana online “Jacobin Magazine” al giornalino della curva dei tifosi del Cosenza, da Globaproject.info alla rivista di poesie ilFilorosso